Ciclismo fra veleni e sospetti Bettini e Di Luca nel mirino

Alla vigilia dei mondiali di Stoccarda i due azzurri vivono momenti di ansia e rabbia

C’è chi maschera tranquillità e chi non nasconde la propria rabbia. C’è chi fa finta di nulla e chi non le manda a dire. Vigilia agitata in casa azzurra, tra sospetti e sospettati. Di Luca guardato a vista dalla Procura del Coni, Paolo Bettini preso di mira dal presidente dell’Uci. Il corridore abruzzese si dice tranquillo: «La Procura non ha niente». Bettini è furibondo: «L’Uci ha tutto». Ma andiamo per ordine: caso Bettini. Pat McQuaid, il numero uno del ciclismo mondiale, ha attaccato duramente la Federciclismo italiana e il campione del mondo in carica. «Sono molto arrabbiato con Paolo Bettini perché non ha ancora firmato il protocollo sul doping lanciato alla vigilia del Tour de France e lo sono altrettanto con la Federazione italiana che non ha fatto il necessario per far firmare i suoi tesserati».
Bettini non ci sta, e rimanda al mittente ogni accusa: «Io ho firmato tutto, ma con le giuste precauzioni: quel documento rappresenta uno strumento di coercizione e ricatto». Bettini mostra e distribuisce il documento firmato. Nota a margine: Bettini domenica non sarà solo: sono almeno la metà i partecipanti alla sfida iridata a non aver firmato, in particolare quei corridori appartenenti a team «Professional». E sempre per inciso: l’Uci, a chi non firma, non può fare nulla.
Andiamo avanti: questione Di Luca. È più complessa e preoccupante. La Procura Antidoping del Coni fa sapere che al momento non è ancora pronta per i deferimenti. Ma non è esattamente così. «Se mi deferiscono? Io corro lo stesso», ribadisce tranquillo il vincitore del Giro.
A rovinare la vigilia iridata del corridore abruzzese ci sono tre procedimenti pendenti presso l’ufficio di Ettore Torri: l’inchiesta «Oil for Drug», per la quale è possibile che arrivi oggi un deferimento «per reato minore», cioè per le sue frequentazioni con il medico Carlo Santuccione (peraltro medico di famiglia, nonché amico: rischia da 1 a 3 mesi, ndr), squalificato per doping; il Pescara-Bis, che lo vede coinvolto da un pregiudicato per fantomatiche sacche di sangue; profili ormonali «anomali» relativi alla 17ª tappa del Giro d’Italia, quella dello Zoncolan, dove ad un controllo a sorpresa disposto dal Coni, le urine di Di Luca, Simoni, Riccò e Mazzoleni avrebbero mostrato un profilo ormonale non di un uomo adulto, ma di un bimbo.
«Profilo ormonale? Bah, io dico che uno o è positivo o è negativo: altro non so. Valori bassi? Mi sarei preoccupato di più se mi avessero detto che erano alti», dice l’interessato.
Ieri, ad ogni modo, la Procura ha chiesto gli esami effettuati dall’Uci il giorno dello Zoncolan, in modo da confrontarli con quelli fatti lo stesso giorno dal Coni (se l’Uci non lo farà sarà denunciata per favoreeggiamento). Dall’Uci fanno sapere che sono disposti a collaborare, ma attualmente sono molto presi e distratti dalla vicenda Valverde (ieri Pat McQuaid ha attaccato duramente anche il governo spagnolo e la Federciclismo iberica: «Sono una vergogna...»): oggi o domani è atteso il pronunciamento del Tas sulla posizione del corridore murciano. La Procura non ha fretta, anche se il deferimento per reati minori sembra essere solo una questione di ore. Poi, per disposizioni del nuovo regolamento antidoping, sarà il Gui (Giudice delle ultime istanze) a stabilire o meno la sospensione, che dovrebbe arrivare entro venerdì. Bettini è rabbioso: correrà. Di Luca è tranquillo: rischia grosso.