Ciclista espulso per razzismo: la federazione lo mette sotto inchiesta

Il dilettante Coledan aveva insultato un avversario di colore al Giro di Rio

La Procura Federale della Federazione ciclistica italiana (Fci), a seguito dei fatti avvenuti durante la tappa di sabato 30 luglio al Tour do Rio che hanno coinvolto l'atleta Marco Coledan, ha aperto un fascicolo di indagine.
Lo rende noto la Fci con un comunicato in cui si precisa che lo stesso Coledan, 22enne dilettante e più volte azzurro, è stato convocato per il 6 settembre (ore 10) presso gli Uffici della federazione a Roma.
Ieri, rientrando in Italia, Coledan aveva fornito la propria versione dei fatti, spiegando di aver detto "vaffa...negro", e non, come sostenuto dai brasiliani, "negro schifoso", al collega Renato Santos con il quale poco prima aveva avuto un diverbio in corsa e dal quale, sostiene il corridore della Trevigiani, era stato colpito con una borraccia.
Ma dopo quanto avvenuto Coledan era stato espulso dalla corsa, con la precisazione, da parte degli organizzatori brasiliani, che lui e la sua squadra non sarebbero mai più stati invitati al giro di Rio.
Ora rischia una denuncia penale in Brasile, dove c'è una legislazione molto dura in fatto di razzismo, anche per semplici epiteti. Se Santos dovesse sporgere denuncia, il ciclista veneto rischierebbe l'arresto immediato appena dovesse rimettere piede in Brasile.
Curiosa anche la versione data, secondo i quotidiani brasiliano Folha de Sao Paulo e Lance, dal d.s. della Trevigiani Mirco Rossato, il quale avrebbe sostenuto, a proposito delle parole dette da Coledan, che »questo tipo di insulto in Italia è comune e non è considerato razzista«.
Ieri invece, rientrando anche lui in Italia con la squadra, Rossato aveva detto che "nelle mie squadre c'è sempre stato posto per ragazzi di tutte le razze. E un africano l'ho pure tenuto per due mesi a casa mia".