Ciclista ucciso, Comune «assolto»

Rampelli (An): «Un tentativo maldestro di coprire Veltroni»

Avevano chiesto che il Comune fosse chiamato in causa per la morte di Luigi Moriccioli, il dirigente Asl di 62 anni aggredito e ucciso a colpi di bastone il 17 agosto del 2007 mentre andava in bicicletta sulla pista ciclabile di via Ostiense, all’altezza dell’ippodromo di Tor di Valle. Ma ieri i familiari dell’uomo hanno incassato il no del gup Sante Spinaci, davanti al quale si sta svolgendo il processo, con il rito abbreviato, al romeno accusato dell’omicidio.
Per il giudice, il Campidoglio non ha nulla a che vedere con la morte di Moriccioli e non può essere citato come responsabile civile, come chiesto dagli avvocati Francesco Misiani e Carlo Maiorca. Non ci sarebbe, cioè, alcun nesso causale tra le condizioni di degrado e incuria della pista ciclabile e il delitto. In sostanza il fatto doloso del terzo esclude la responsabilità civile. «Sono molto delusa della decisione», si è sfogata la moglie della vittima, Gabriella. Per il suo legale, Misiani, «il giudice poteva fare di più dando un’interpretazione evolutiva». Nell’istanza presentata dalla parte civile si evidenziava la pericolosità di quel tratto di pista ciclabile «circondata da tantissime baracche di nomadi e raramente monitorata dalle forze dell’ordine». «Il Campidoglio - sostenevano i familiari del malcapitato ciclista - è responsabile di aver violato l’obbligo di tutela del diritto alla vita, all’integrità psicofisica, alla salute, alla sicurezza urbana di Moriccioli». Ma il gup non si è fatto convincere: per lui il Comune non c’entra nulla con questa storia. Una decisione che non soddisfa a Fabio Rampelli, responsabile del dipartimento Qualità della vita e sicurezza della federazione romana di An: «Quanto stabilito dal gup è un tentativo maldestro di coprire il sindaco, e la solitudine in cui viene lasciata la famiglia Moriccioli è una vergogna di questa “Italietta” codarda e moralmente corrotta». «Se delle baraccopoli abusive - prosegue Rampelli - sorgono attorno a una pista ciclabile, frequentata per definizione da bambini, ragazzi e famiglie; se restano lì per anni nella più totale incuria; se non viene fatto un censimento e se non viene realizzata un’identificazione degli occupanti a verifica della presenza di persone con precedenti penali, la colpa è di quanto accade sulla pista è decisamente e solamente del Comune».
Potrebbe invece aggravarsi la posizione del romeno indagato, che dall’accusa di omicidio preterintenzionale potrebbe passare a quella di omicidio volontario, come chiesto dal pm Giuseppe Corasaniti. Per aiutare il giudice a decidere, la prossima udienza, il 14 febbraio, sarà ascoltato il medico Stefano Moriani, che dovrà ricostruire l’esatta dinamica dei fatti. La Procura ritiene, infatti, che le lesioni craniche riportate dal ciclista e i colpi inferti potrebbero far propendere per un gesto intenzionale. Il Tribunale del minori si sta occupando del complice di Margelu, anche lui romeno, di 15 anni.