Ma il ciclo dei mercati resta ancora positivo

Il ribasso dei mercati finanziari, iniziato il 27 febbraio, è un ricordo. Tutti gli indici importanti, meno Tokio, si sono lasciati alle spalle i vecchi massimi del 26/2 e hanno continuato ad avvicinarsi a quelli anteriori al crollo del 2000; in media, gli indici dei maggiori Paesi europei distano da quei massimi tra l’8% (Francoforte) e il 16% (Parigi); altri sono già in «territorio sconosciuto» come Zurigo e Stoccolma.
Comunque questi rialzi appaiono abbastanza sorprendenti se si guarda alle crescite macro e micro economiche dell’area tra il 2000 e il 2006. A Wall Street, ormai anche il Dow Ind. è entrato in «territorio sconosciuto» e sono già iniziate le proiezioni a quota 20mila in 3-4 anni com’è tradizione quando si rompe un tetto che resiste da lungo tempo. L’S&P 500 dista un 4% dai suoi massimi. La prima domanda che dobbiamo porci è se gli indici - consideriamo solo Europa, Usa e Giappone - stiano correndo a una velocità eccessiva, facendo ipotizzare che una terza gamba di ribasso, dopo le due ravvicinate in febbraio-marzo, sia nella logica delle cose oppure no. A questa domanda non servono risposte complicate.
Primo: se un investitore guarda almeno a 12 mesi gli diremmo di stare tranquillo; è probabile che guadagni ancora. Non guardiamo più lontano perché la risposta positiva, in teoria, sarebbe scontata. I cicli non sono eterni e questo è immoto da quattro anni; anche se la media dei cicli lunghi è stata dal 1929 tra i 16 e i 18 anni, oggi nessuno è più in grado di fare previsioni perché almeno quattro nuovi attori sono entrati sulla scena. Grandi e potenti ma, nel fondo, ancora fragili.
Secondo: l’occhio deve rimanere vigile e la parola attenta a non ripetere slogan del passato sulle scelte premianti di questo o di quell’«asset», tenendo presente che anche di questi ce ne sono molti nuovi.
Terzo: chi voglia essere attore sui mercati farà bene a interpellare un consulente finanziario prima di mettersi mentalmente in vacanza e anche a farsi qualche facile calcoletto aritmetico di questo tipo. Di quanto è prevista la crescita degli utili, ad esempio, in Usa e in Europa per il 2007? Al momento gli utili puntuali Usa sono stimati in crescita di circa il 5%. Ipotizzando un graduale miglioramento dell’economia specie nel quarto trimestre, anche in Usa ravvediamo un più 8-10% per fine anno. Siccome gli indici stanno correndo a un passo del 15% annuo, un periodo piatto o una modesta correzione non dovrebbero sorprendere. In Europa la crescita annua degli utili è prevista anche intorno all’8-10%; ma è una media fra Paesi in grande spolvero e altri, come il nostro, a bassa crescita e con tanti settori in meno. Comunque, non scommetteremmo, ad esempio, su un più 33% a Francoforte (più 11% in quattro mesi). Del resto in aprile la velocità del rialzo è già diminuita. Lo stesso calcoletto lo si può fare per gli altri mercati europei sulla base della crescita dei rispettivi indici.
Conclusione: noi siamo usi fissare un «target» che abbia una relazione con la situazione economica, politica e aziendale per i vari Paesi. Per Francoforte, ad esempio, abbiamo messo in cantiere un più 20%; per Londra un più 10% e via dicendo. Se l’indice si avvicinasse a quei livelli in tempi più ristretti porteremmo a casa tante plusvalenze. Che il mercato sia super liquido e che ci siano e ci saranno ancora tanti M+A a grande sostegno lo sappiamo tutti; ma quando i mercati corrono troppo in fretta le correzioni arrivano sempre. Si può ignorarle solo se il denaro destinato alle azioni non serva almeno per uno o due anni.