Un cicloamatore tra Bettini e Contador

Il russo Bazhenov corre le gran fondo, ma fa parte della squadra russa. «Non cerco la maglia iridata, mi basta una maglia»

Un cicloamatore contro Paolo Bettini. Non è una provocazione, né tantomeno l’ennesima trovata pubblicitaria, ma è la pura e sacrosanta verità. Alexander Bazhenov, 27 enne russo di Komsomolsk-Na-Amur (vicino al Mar del Giappone), correrà domenica la prova riservata ai professionisti, ma lui professionista non è. Bello no? In un ciclismo che parla di Pro Tour, che reclama visibilità e professionalità, che ambisce a far correre i migliori con i migliori, ecco un cicloamatore che corre abitualmente le gran fondo per una società italiana, ma che domenica è chiamato a correre la corsa in linea più prestigiosa dell’anno.
Sette gran fondo nel paniere di questo corridore russo che dopo aver battuto il ragionier Rossi e il geometra Bianchi, domenica prossima a Varese sarà chiamato a correre la prova più importante, difendendo i colori della patria Russia diretta da Dimitri Konishev, che bontà sua, ha deciso di convocarlo ugualmente.
Giunto da noi molto giovane (nel 1998), Alexander ha collezionato molte vittorie di prestigio sia nella categoria juniores che nell’Under 23 (4 prove di coppa del mondo). «Io devo ringraziare Luciano Galleschi, che mi ha dato la possibilità di correre quest’anno almeno le gran fondo – dice il russo, professionista per tre stagioni, campione nazionale nel 2003 quando da dilettante riuscì a battere anche in quella occasione i professionisti -. Devo un ringraziamento a Carlo Luzi, imprenditore marchigiano di Civitanova Marche, che mi ha in pratica accudito come un fratello minore. Sono in Italia dal ‘98, perché qui c’è la migliore organizzazione mondiale. Poi sono passato professionista nel 2004 con la Naturino. Ma la squadra ha chiuso e io sono rimasto a piedi».
Se lo ricorda bene Luzi, quando l’ha accolto nella sua casa di Civitanova: «Non aveva più nulla, solo una passione smodata per la bicicletta. Niente soldi, niente bicicletta, niente di niente. E’ andato nel suo paese e lì gli hanno rubato anche i documenti. E’ dovuto stare sei mesi a Mosca per riavere almeno il passaporto».
«Sono andato senza sapere se sarei riuscito a tornare da voi – racconta Alexander, felice come un bimbo nel ritiro russo di Cunardo, alle porte di Varese -. Dopo il piazzamento nel campionato nazionale (secondo alle spalle di Ivanov, ndr), sono andato a correre in Russia una corsa a tappe e hanno deciso di convocarmi. Cosa sogno? Una maglia. No, non quella iridata, quella finirà a Kolobnev, il mio capitano, ma a me basterebbe una semplice maglia: da professionista».