«CICLONE 2», I VANZINA VINCONO ANCORA

Forse il paragone con la commedia all’italiana, almeno quella vecchia maniera, è bene evitarlo per non avventurarsi in opinabili confronti fra epoche diverse. Tuttavia, dopo la bella sorpresa della prima edizione, anche Un ciclone in famiglia 2, serie in sei puntate conclusasi domenica in prima serata su Canale 5, è riuscito a confermare quanto di buono si era detto a suo tempo. Ovvero che i fratelli Carlo ed Enrico Vanzina, dopo una vita spesa a produrre comicità di grande successo popolare a prezzo di qualche concessione di troppo sul versante della volgarità e della pesantezza del tono, hanno avuto la voglia di cambiare registro mettendo in cantiere una fiction leggera ma godibile, apprezzabilmente priva di inutili cadute di gusto, ben tratteggiata ironicamente nei caratteri dei personaggi principali, capace di regalare qualche ora di spensierato e genuino divertimento. Alle vicende originarie, che si accentravano sui destini della famiglia lombarda Fumagalli (Massimo Boldi e Barbara De Rossi) e dei loro amici romani Dominici (Maurizio Mattioli e Monica Scattini), in questa seconda serie si sono aggiunte e intrecciate quelle della famiglia napoletana Esposito (Carlo Buccirosso e Margherita Antonelli), in modo tale da offrire uno spaccato trasversale dei comportamenti e delle debolezze dell’italiano medio del nord, del centro e del sud del nostro Paese. Se le vicissitudini sfiorano spesso il versante del grottesco e della forzatura degli accadimenti, senza alcuna pretesa di credibilità logica (fortune e disastri finanziari si susseguono a ritmo continuo al solo scopo di strappare qualche giocosa risata e mostrare qualche scampolo di rasserenanti panorami scelti tra la Polinesia, la Sardegna, la Grecia e Praga), spicca invece in positivo la scrittura di questa fiction, tenuta in mano con sorvegliata misura e in grado di servire con vivace scioltezza non solo la figura trainante di Massimo Boldi ma anche la ruspante simpatia di Maurizio Mattioli (che ricorda Aldo Fabrizi in certi tratti di irresistibile indolenza paciosa) e il tipico sarcasmo partenopeo di Carlo Buccirosso. Tutto sommato azzeccata anche la scelta delle protagoniste femminili, che non hanno fatto tappezzeria e si sono ritagliate una buona occasione per mettersi in gioco con allegra disinvoltura, a cominciare da Barbara De Rossi. In fondo la fiction comica cosiddetta «per famiglie» la si vorrebbe proprio così, onesta nel mantenere la promessa di un divertimento senza pretese ma alla fine garantito, costruito con consolidato mestiere e preparato con tutte le regole del buon artigianato. A dimostrazione che si può far ridere senza bisogno di pesantezze gratuite e che in questo tipo di «sottrazione» il risultato ci guadagna.