Cicognola, il Piemonte in Oltrepò

R iccardo Cotarella una ne pensa e cento ne fa. Quello che è considerato il più grande enologo italiano al punto da finire nella Treccani e da vedere il suo lavoro riconosciuto perfino dai cugini francesi, che gli hanno recentemente conferito il cavalierato all'ordine del merito agricolo, si è inventato un'altra avventura: fare un grande Nebbiolo nell'Oltrepò Pavese, territorio dove è di casa il Pinot Nero, per altro con risultati a volte semplicemente passabili. Cotarella non è tipo da accontentarsi di una striminzita vittoria. Così, d'accordo con i titolari Gianmarco e Letizia Moratti (sì, proprio loro) ha deciso di scommettere sul terroir del Castello di Cicognola, azienda sdraiata sulle colline pavesi strette tra Piemonte ed Emilia, a sud del fiume Po, in quello che un tempo e fino all'Unità d'Italia era denominato «Vecchio Piemonte». Gli investimenti sono stati importanti, e del resto la famiglia è quello che è. Ma la qualità, si sa, non si acquista. Si merita.

Cotarella e i Moratti sono partiti da una considerazione geografica: il Castello di Cigognola, peraltro bellissimo e di recente magnificamente restaurato (nella foto) è posto sul 45° parallelo, lo stesso del Piemonte e di Bordeaux, la migliore fascia territoriale per la coltivazione della vite. Quindi sui 33 ettari vitati a circa 400 metri sul livello del mare tanto valeva puntare forte. Cospirano a favore anche il terreno argilloso con poco scheletro, le esposizioni varie, il microclima perfetto, con inverni non troppo rigidi, primavere miti e forti escursioni termiche.

In carta cinque vini. Noi abbiamo assaggiato due annate (la 2012 e la 2013) dell'ultimo nato, il Nebbiolo PerPapà, davvero piemontesizzante e magnifico per verticalità e rigore. Poi due Barbera, il La Maga e il DodiciDodici, il blanc de noir fermo La Bianca e due metodi classici da uve Pinot Nero, il 'More e il 'More Rosé.