Cifarelli chiude alla grande la stagione delle Scimmie

Franco Fayenz

È cominciata la settimana che precede quella di Ferragosto. In via Ascanio Sforza 49, nella sala da concerto e nel ristorante con musica attivi da 25 anni che si chiamano Scimmie, i cultori del buon jazz possono ascoltare dal vivo la musica preferita fino a lunedì 14 agosto, quando alle 22.30 un’icona del locale, il chitarrista Gigi Cifarelli, suonerà per dare loro l’arrivederci al 21 agosto: quella sera si farà di nuovo jazz e avrà inizio la stagione 2006-2007. Intanto, il programma di questa settimana offre oggi alle 22.30 il grande Gigi Cifarelli; domani e giovedì 10 (ore 22) c’è una Jazz jam session, mentre venerdì alle 22.30 ritorna il quartetto della cantante Priscilla Zancheta.
Non c’è nient’altro di jazzy in città, se non il ricordo, che in questi giorni silenziosi ritorna più insistente, di alcuni ottimi club del passato che hanno dovuto chiudere per sempre i battenti. Gli intenditori del jazz futuribile chiedono giustamente che si menzioni l’audace Tangram di Gianni Cocco. Aveva sede in via Pezzotti 52, in una sala alla quale si accedeva scendendo una rampa di scale. Il titolare gli aveva dato il nome del noto gioco cinese di pazienza, per cui i tavoli avevano forme piene di spigoli.
Oggi, con i chiari di luna che corrono, sembra impossibile che lì si siano ascoltati solisti già celebri o sul punto di diventarlo. Ci limitiamo ai primi nomi che vengono in mente. Al Tangram, per esempio, i milanesi presero contatto con la tromba impeccabile di Dave Douglas e con il Trio Arcado di Mark Dresser, Mark Feldman e Hank Roberts; nel 1991 il sassofonista Dewey Redman presentò trepidante e fiero il figlio Joshua, due anni dopo già celebre e dimentico del padre; e fu invitato Sam Rivers proprio nel momento in cui veniva snobbato. Può bastare?