Cigl, Cisl e Uil divise sui contratti Tavolo a rischio

da Roma

Si incrina di nuovo il fronte sindacale sulla riforma dei contratti. Ieri l’incontro di Cgil, Cisl e Uil con Confindustria si è concluso con il sindacato di Luigi Angeletti che si è alzato dal tavolo polemicamente, criticando gli industriali. «Pensiamo che questa fase», ossia il confronto tecnico, «sia definitivamente alle nostre spalle. Adesso o inizia una trattativa vera o per noi finisce qui», ha spiegato il segretario confederale Paolo Pirani. L’irritazione del sindacato laico è in realtà rivolta alla Cgil che non ha ancora approvato ufficialmente la piattaforma unitaria. «Questo giochetto di tentare di coinvolgere Confindustria - ha commentato il direttore generale di viale dell’Astronomia Maurizio Beretta - per mettere qualche cerotto tra le organizzazioni sindacali è inaccettabile». In questa situazione, la Cisl ha cercato di buttare acqua sul fuoco. Il segretario confederale Giorgio Santini ha riconosciuto che la fase tecnica è conclusa, ma si è mostrato più ottimista del collega della Uil, sostenendo che ci sono «tutte le condizioni» perché il vero negoziato possa iniziare, magari dopo «un nuovo incontro tra i tre segretari generali e il presidente di Confindustria». La Cgil, con i segretari Nicoletta Rocchi e Marigia Maulucci, ha preso tempo. «La strada è lunga e complicata. Dopo che i tre segretari avranno chiuso definitivamente il documento bisogna aprire il confronto formale con Confindustria e le altre associazioni datoriali». Tempi lunghissimi, quindi, per le nuove relazioni industriali. A mettere in difficoltà la Cgil è il rafforzamento del secondo livello. Un argomento che vede il sindacato di sinistra profondamente diviso. E sul quale, di fatto, le ricette dei tre confederali, ancora non coincidono.