Cile, all'alba di domani i minatori rivedono la luce Lite su chi esce per ultimo

La capsula che porterà in salvo gli operai sepolti dal 5 agosto a 700
metri è pronta, ma tra loro c’è tensione: "Nessuno vuole fare il primo
viaggio". Altri vogliono battere il record di permanenza sottoterra. Ogni viaggio durerà 20 minuti

Madrid - I nervi sono a fior di pelle sotto i 622 metri di terra che coprono i 33 minatori intrappolati dallo scorso 5 agosto: dopo mesi di attesa è arrivato il momento del salvataggio. La via d’uscita dall’inferno è stata finita ed è sgombra, ma il «purgatorio» per il quale dovranno passare gli uomini è da brivido, e fa tremare le gambe anche a chi, come loro, ha resistito fin’ora sottoterra in condizioni estreme grazie ad un autocontrollo cocciuto e allenato.
I lavori in superficie procedono veloci. I tecnici hanno finito ieri di «incamiciare» i primi 55 metri del condotto, hanno rimosso la trivellatrice T-130 ed hanno perlustrato il cunicolo con una telecamera montata su una delle tre capsule che dovranno riportare in superficie i 33. «I dati rilevati sono molto promettenti» ha spiegato il Ministro delle attività minerarie Laurence Goldborne alle decine di giornalisti impazienti di comunicare l’ultimo aggiornamento ai quattro angoli del mondo. Nella capsula - la cui parte centrale è costituita da una fitta rete metallica - «non cade dentro neanche un po' di polvere e non dondola», ha aggiunto orgoglioso. Adesso manca solo la struttura su cui collocare l'argano da 270 cavalli che isserà le capsule, e poi «l'operazione di salvataggio inizierà verosimilmente a mezzanotte di martedì (le cinque di mercoledì mattina in Italia)» ha detto Goldborne.

È l’inizio della fine dell’incubo. Ma è difficile mantenere la calma. Darío Segovia «è molto contento, ma molto, molto nervoso», racconta il fratello Alberto, che ci ha parlato. Lui «non vuole essere il primo perché ha paura», racconta, «nessuno vuole essere primo a salire per 700 metri nel cunicolo». In pochi vorrebbero essere al posto dei minatori o dei soccorritori che dovranno passare nel claustrofobico tubo di 55 centimetri di diametro dai 15 ai 20 minuti. Se tutto fila liscio. Nelle ultime ore si è saputo che i minatori stanno litigando per sapere chi sarà l’ultimo a uscire. Secondo alcuni è per la paura che crea il viaggio di uscita, mentre per altri è per la voglia di rompere il record di permanenza sottoterra. Ma forse sono solo i nervi che scricchiolano. E non è la prima volta. Ieri si è diffusa la notizia che varie settimane fa cinque minatori si sono ribellati al capoturno Luis Urzúa, l’uomo che ha mantenuto unito il gruppo in questi mesi, perché volevano provare a uscire da soli perlustrando tutti i cunicoli della miniera. Solo l’intervento del loro capo dall’esterno li ha fatti desistere, con buona pace degli esperti della Nasa, che avevano avvisato i cileni di creare un leader del gruppo se volevano mantenere calmi i 33.

Per fortuna a decidere l’ordine di uscita non saranno gli uomini, provati da 70 giorni di prigionia sotterranea, ma due medici delle forze speciali allenati per operare in condizioni estreme e due minatori che scenderanno a -622 metri, ha detto il ministro della Salute Jaime Mañalich. Esamineranno le condizioni dei 33 e decideranno l’ordine di uscita. Prima saliranno nella capsula i più abili, poi i più deboli e alla fine le persone più resistenti. Gli uomini saranno dotati di una fascia biometrica che invierà via bluetooth temperatura, frequenza cardiaca e respiratoria, pressione e consumo di ossigeno del minatore.

Il pericolo è che durante la risalita «i minatori soffrano crisi d'ansia o, nel peggiore dei casi infarto», spiega Ben Morris, il tecnico dell'azienda che ha fornito le fasce da 2 mila dollari usate dalla Nasa. I dati inviati serviranno inoltre ai soccorritori per variare la velocità della capsula a seconda di come reagisce il passeggero. In casi estremi la parte inferiore della Fenice si potrà anche aprire per permettere al passeggero di ridiscendere in caso la capsula si blocchi. Ma tutti pensano solo ad andare verso l’alto, sani e salvi. In ogni caso, l'uomo che «spegnerà la luce» sottoterra sarà un soccorritore.