Cile, barricate e scontri dopo la morte di Pinochet

Roberto Fabbri

La salma di Augusto Pinochet, morto domenica pomeriggio per i postumi di un infarto che lo aveva colto una settimana prima e dal quale sembrava che si stesse riprendendo, è rimasta esposta ieri nei locali della Scuola militare di Santiago del Cile in attesa dei funerali, previsti per oggi: migliaia di nostalgici hanno sfilato per l’addio. Non saranno esequie di Stato, com’era previsto e prevedibile. All’ex dittatore saranno però tributati gli onori militari e la messa funebre sarà celebrata dal cardinale Errazuriz, che durante i giorni finali della malattia di Pinochet aveva organizzato veglie di preghiera per la sua ripresa.
Previsto e prevedibile anche che l’uomo più scomodo del Cile, scomparso a un’età più che veneranda (91 anni compiuti), continuasse a dividere i suoi compatrioti anche da morto, così come aveva fatto, drammaticamente, da vivo. Così sono proseguiti, anche dopo le prime ore dopo l’annuncio della morte, i violenti disordini di piazza che hanno visto protagonisti simpatizzanti e detrattori dell’ex dittatore. La polizia ha arrestato un centinaio di persone, intervenendo dopo che frange di estremisti incappucciati erano uscite da un corteo che festeggiava nel centrale corso Alameda per la morte di Pinochet e si sono date ad atti di vandalismo: sono state devastate vetrine, incendiati cassonetti della spazzatura e divelti pali della pubblica illuminazione. I poliziotti hanno fatto uso di idranti e lacrimogeni, e parte dei manifestanti hanno risposto con un fitto lancio di pietre. Altri incidenti si sono registrati in diverse zone della capitale e a Valparaìso, una importante città a circa 120 chilometri da Santiago.
Manifestazioni si sono svolte in una decina di città cilene. Si sono contati complessivamente 49 feriti, ripartiti all’incirca a metà tra dimostranti e poliziotti. Va detto che solo in casi isolati ci sono stati veri e propri scontri tra fazioni contrapposte, e che complessivamente la situazione rimane piuttosto calma. Non è però impossibile che in occasione dei funerali gli animi si riscaldino ulteriormente e che si verifichino più gravi episodi di violenza a sfondo politico. Il Cile del dopo Pinochet è infatti un Paese spaccato a metà tra una destra e una sinistra militanti, dove il solco di odio è molto profondo. Attorno all’ospedale dove Pinochet è morto almeno duemila dei suoi sostenitori più accesi hanno mostrato sue foto in divisa, inveendo contro «i marxisti» e chiedendo a gran voce «bandiere a mezz’asta e lutto nazionale»: una certa destra non rinnega quasi nulla nemmeno degli anni più duri della dittatura. A sinistra, almeno in quella più radicale, si respira invece un clima di rivalsa, quasi che la morte di Pinochet segnasse la fine anche di un periodo di tolleranza per i suoi irriducibili ammiratori: molti credono che sia giunto il momento di sfogare il proprio odio e la propria rabbia.
Per questo la presidente della Repubblica, la socialista Michelle Bachelet, ha creduto opportuno fare appello a una «riconciliazione nazionale con la giustizia». Senza mai menzionare Augusto Pinochet né il suo regime, la Bachelet ha richiamato al dovere di ricordare il passato - precisando che «non è necessario che dica in questo momento che ho un concetto sul periodo doloroso, drammatico e complesso che ha vissuto il nostro Paese» - ma ricordando che «ciò che la nostra società vuole è la forza etica per giungere a un reincontro, che è quello che fa la grandezza di un Paese».
Si spera che gli estremisti delle due fazioni contrapposte si ricordino delle sue parole oggi, quando i funerali di Pinochet saranno celebrati. Nella prima messa dedicata all’ex dittatore appena scomparso, il già citato cardinale Errazuriz ha chiesto «che Dio lo perdoni e tenga conto di ciò che ha fatto di buono». La giustizia umana, intanto, probabilmente andrà avanti a giudicare Augusto Pinochet anche da morto: lo chiedono esponenti della sinistra cilena come Isabel Allende, figlia del presidente spodestato nel 1973, e Luís Sepúlveda ed è verosimile che saranno accontentati.