In cima al Duomo nessuno è straniero

«Per noi non è solo un’opera d’arte, ma un luogo di aggregazione e un simbolo di identità civile»

«Per molti immigrati il Duomo è un punto di riferimento, soprattutto per quelli di fede cattolica e non solo. Rappresenta un monumento storico da conoscere e apprezzare, ma anche un luogo dove incontrare i connazionali, pregare e stare insieme». Franklin Cornejo parla con passione della Cattedrale ambrosiana a cui dedica tempo ed energie. Nato in Perù nel 1975, fin da giovane si è occupato del recupero dei bambini di strada e di questioni sociali. A Roma è arrivato nel 2000 grazie a una borsa di studio che gli ha consentito di ultimare un dottorato di ricerca in Sociologia della comunicazione presso la Pontificia Università Gregoriana, dove attualmente è docente. A Milano si è trasferito dopo gli studi, e qui svolge il lavoro di educatore occupandosi soprattutto di minori.
«Inizialmente fui contattato da Giulia Benati e da Anna Roda, rispettivamente direttrice e responsabile del Museo del Duomo, per partecipare a degli incontri su arte e catechesi. In seguito nacque l’idea di realizzare il progetto “Il Duomo di tutti” per far conoscere la Cattedrale agli immigrati e favorire l’integrazione. Grazie al sostegno della Provincia, della Veneranda Fabbrica del Duomo e dell’Associazione Amici del Duomo, ho potuto realizzare alcune iniziative di condivisione e di valorizzazione dei nuovi cittadini».
In concreto?
«Abbiamo creato un gruppo di volontari latinoamericani, tra cui Marlene Acuna e Dalia Santin, che si sono prestati, dopo una seria formazione, a presentare la Cattedrale in lingua spagnola a tutti i nostri connazionali, che in città sono circa 26mila. Ma gli aspiranti ciceroni sono in aumento».
Quanti sono i partecipanti alle visite guidate?
«All’inizio una trentina. Ricordo ancora il primo incontro alla Fabbrica del Duomo nel 2005 con gli immigrati composti ed emozionati in un luogo così solenne. Adesso sono sempre più numerosi. Si sono aggiunti romeni, filippini e perfino musulmani».
Musulmani?
«Ovviamente vengono per l’arte e non per una questione religiosa. Il nostro obbiettivo è di aprire a tutte le comunità straniere a Milano, indipendentemente dalla religione. Per questo siamo sempre attivi sul territorio per sensibilizzare gli immigrati e coinvolgerli. È un grande lavoro».
Tutti pazzi per il Duomo dunque...
«Per noi non è soltanto un’opera d’arte, un luogo di aggregazione o un rifugio dell’anima. È anche un simbolo dell’identità civile, storica e culturale della città. Non dimentichiamo che il Duomo non è stato costruito soltanto dai milanesi, bensì anche da gente proveniente da tutta Europa, un gruppo multietnico di scultori, architetti e operai che hanno lavorato in armonia nonostante le origini diverse. In tutto questo ci siamo identificati anche noi».
Progetti?
«Domenica prossima ci sarà la prossima visita. Ne seguiranno altre in date da definire. Insieme agli immigrati mi auguro che vengano anche i milanesi. Del resto, anche se non sta a me dirlo, l’iniziativa sta avendo sempre più successo. E questo mi rende orgoglioso».
(Per adesioni contattare Fabbrica del Duomo. Tel. 02 72022656).