Tra cime da mito e stranieri d’assalto Giro d'Italia mai tanto difficile

Di Luca, Simoni, Nibali e Riccò contro il vincitore del Tour Contador e quello della Vuelta Menchov. Ma il superfavorito è Kloeden

Torna lo spettacolo più sinceramente popolare, l'ultimo rimasto, della storia e del costume italiano. Il più popolare perché è l'unico che si ostini ad offrirsi gratis per strada: basta sedersi su un paracarro, o affacciarsi al balcone di casa, o uscire nei cortili delle scuole e delle chiese, per godersi la colorata rappresentazione. È gratuito dal vivo ed è gratuito in televisione: non esistono visioni pay-per view. Basta maneggiare sul telecomando e il Giro irrompe per un intero pomeriggio, facendo compagnia non solo ai tifosi sfegatati, ma anche ai ragazzi che preparano le ultime interrogazioni e alle mamme che stirano con le prime finestre spalancate. Quando poi finisce, dopo tre settimane ad alta fedeltà, i primi pomeriggi senza collegamento tornano a sembrare stranamente un po' più vuoti, come quelli senza un amico appena ripartito da casa nostra, per altre destinazioni.

Da novantanove edizioni il Giro d'Italia è tutto questo. Più un Giro degli italiani che un Giro d'Italia. Entra in casa e in qualche modo mette radici. Sarà così anche stavolta, nonostante tutto. Nonostante il periodo infame attraversato dal ciclismo. Il Giro è riuscito a riemergere dalle macerie delle guerre mondiali, non si farà certo appiedare dalla stupidità di quattro dopati. Ci riproverà con la formula di sempre: colori, sapori, umori. E storie, e facce, e discussioni. Rispetto al programma tradizionale, anche questo si porta dietro le sue brave originalità. Dal punto di vista dei regolamenti, aprirà di fatto l'era del passaporto biologico, questo incredibile lasciapassare che il grande sport - tutto lo sport - arriva a inventarsi per seguire passo passo la storia «chimica» dell'atleta, in modo da svergognarne subito eventuali scossoni fortemente sospetti. È un passo importante, anzi decisivo, che nonostante la sua intrinseca noia va tenuto in primo piano, perché potrebbe davvero ripristinare la credibilità nell'ambito delle grandi imprese.
Detto questo, però, conviene dedicarsi agli aspetti più gradevoli del cartellone rosa. L'edizione 2008 sarà bellissima prima di tutto per il suo percorso, che riscopre il gusto artistico di perlustrare nei suoi angoli più nascosti l'Italia intera, e in primo luogo proprio quella di cui non si parla mai. Da Palermo a Milano, attraversando davvero il Paese reale. A questo va poi aggiunta la pura libidine ciclistica, che sarà solleticata dalle grandi tappe di montagna, nobilitate e incoronate dal finale sublime del Mortirolo, la montagna che nessun altro ha, la montagna che tutti temono e tutti ci invidiano.

Il resto, come in qualsiasi grande teatro, lo faranno gli attori. Per il pubblico che sta fuori dal ciclismo abituale sarà difficile inizialmente capire quali davvero siano star e quali semplici spalle. Lo sterminio di nomi che le inchieste doping hanno provocato ci consegna un parco favoriti ancora tutto da conoscere e da apprezzare. Diciamo però che il patron Zomegnan è riuscito acrobaticamente a definire una lista di partenti pienamente aristocratica: mai come stavolta, tanti stranieri. Il colpo gobbo gli è riuscito nelle ultime ore, a meno di una settimana dal via, diciamo al 94' della partita: è ufficiale l'iscrizione dello squadrone kazako Astana. Sgradito al Tour, perché in passato la vecchia gestione ha rovinato la festa con alcuni casi eclatanti di doping, questo squadrone ha deciso di puntare tutto sul Giro. Al via, tre pezzi grossi come il tedesco Kloden (freschissimo dominatore del Romandia: favorito numero uno, almeno per il sottoscritto), l'americano Leipheimer e lo spagnolo Contador. Con quest'ultimo, vincitore dell'ultimo Tour, con Di Luca, vincitore dell'ultimo Giro, e con Menchov, vincitore dell'ultima Vuelta, la corsa rosa si ritroverà al via le tre teste incoronate delle ultime tre grandi corse a tappe. Ad attorniarle con sinistri disegni di golpe i nostri giovanissimi Riccò e Nibali, nonché l'usato-sicuro Simoni, intramontabile e immarcescibile, soprattutto quando arriva maggio. Dei nostri migliori, il solo assente risulta Cunego, che però porta una giustificazione accettabilissima, avendo deciso per una volta di misurarsi fino in fondo nella cayenna del Tour.

Chi altri? In chiave part-time, cioè attori buoni solo per alcuni atti: nelle tappe nervose, su tutti l'iridato Bettini e il valoroso Matusalemme Rebellin, nelle crono l'americano Zabrisckie, mentre negli sprint toccherà a Bennati non farci rimpiangere l'assente Petacchi (tracheobronchite) contro l'imprendibile canguro McEwen.
Questo nel campo del prevedibile. Poi si reciterà molto a braccio. Tutti i giorni, come sempre da un secolo, il Giro offrirà i suoi gregari sconosciuti e i suoi outsider imprevisti, le sue fughe e le sue cadute, le sue polemiche, le sue grida e i suoi pianti. Prossimamente su questi schermi. Lo spettacolo, in questo mondo dove tutto ha un prezzo e un biglietto d'ingresso, non costa nulla. È il solito Giro fuori dal mondo.