Cimeli da Guerra fredda un bunker dimenticato sotto il ponte di Brooklyn

Mariuccia Chiantaretto

da Washington

Sotto il ponte di Brooklyn, il simbolo dell’America raffigurato sulle confezioni delle omonime gomme da masticare vendute in tutto il mondo, c’è stato fino a ieri, per una cinquantina di anni, racchiuso un segreto. Si tratta dell’immagine più completa dell’incubo americano nei confronti della Guerra Fredda e di un eventuale attacco nucleare da parte della Russia.
In uno spazio scavato in uno dei piloni del ponte, i carpentieri del comune di New York addetti alla manutenzione hanno scoperto uno stanzone segreto pieni di contenitori.
Coperte, bidoni d’acqua potabile, gallette salate, formaggio, flebo, lacci emostatici, bendaggi, medicinali in attesa d’essere distribuiti. In alcune scatole di cartone ci sono migliaia di targhette in bianco dove gli eventuali sopravvissuti ad un attacco nucleare avrebbero dovuto scrivere nome cognome, indirizzo, eventuali malattie e medicine necessarie e nome di un parente prossimo.
L’acqua in contenitori di alluminio da 66 litri è ormai evaporata. I cracker ipercalorici, 350mila confezioni, sotto vuoto in scatole di latta, in apparenza sono ancora freschi anche se le istruzioni suggeriscono di gettarli alla scadenza del decimo anno. La data sulle scatole di coperte da usare «solo dopo l’attacco nemico» e dei Defense all purpose Survival Crackers è molto significativa: ottobre 1962. Si tratta dell’anno della crisi dei missili cubani quando l’America temeva d’essere spazzata dalla carta geografica dagli armamenti nucleari russi che Fidel Castro era disposto ad ospitare. Altre scatole sono datate 1957, un altro anno tumultuoso nella storia americana per via del lancio dello Sputnik con tutte le conseguenze che il sorpasso dei comunisti verso lo spazio comportava.
«La gente in quegli anni - ha spiegato l’addetta ai trasporti di New York Iris Weinshall - era spaventata a morte. Temeva un conflitto con la Russia in cui sarebbero state usate armi nucleari. In un certo senso era peggio di adesso. Se oggi da un lato temiamo un attacco terroristico, dall’altro sappiamo che nessuna potenza ci attaccherà mai a livello nucleare». Negli anni in cui sono state seppellite le riserve d’emergenza sotto il ponte di Brooklyn era sindaco a New York Robert Ferdinand Wagner. Wagner, democratico, era ossessionato dall’eventualità di un attacco sovietico e nel 1959 aveva commissionato uno studio le cui conclusioni indicavano che, in caso di bombe all’idrogeno lanciate su New York, almeno 6,1 milioni di persone sarebbero morte.
Dalle prime constatazioni degli esperti non è chiaro se i generi di emergenza dovevano essere distribuiti alla popolazione della città o venire consumati sul posto dai sopravvissuti. Con ogni probabilità esistono ancora, seppelliti nei meandri più strani delle grandi città americane decine e decine di rifugi antiatomici di quest’epoca.
Le istruzioni per l’uso dei generi alimentari suggeriscono un fabbisogno giornaliero di 10mila calorie che oggigiorno sembra non solo eccessivo ma anche assurdo.
Gli esperti che hanno dato un’occhiata al bunker scoperto ieri hanno fatto notare che il riparo sarebbe stato assolutamente inadeguato a fare fronte ad un attacco atomico perché troppo ventilato. Secondo l’esperto di Guerra Fredda dell’università di Yale, John Lewis Gaddis è però raro trovare un rifugio atomico degli anni Cinquanta in così buon stato di conservazione. «Moltissimi sono stati smantellati da anni. È incredibile come si sono conservati i crackers. Visitandolo si ha l’idea di entrare in un sito archeologico dove per anni sono stati seppelliti i segreti della nostra storia».
«Saranno fatte indagini - ha spiegato la signora Weinshall - vogliamo scoprire quando questo materiale è stato immagazzinato, quando avrebbe dovuto essere usato, chi era incaricato di farlo e chi se l’è poi dimenticato». La signora Weinshall ha quindi assaggiato uno dei crackers dall’apparenza friabile. A chi domandava se fosse buono ha risposto ha un po’ gusto di cartone».