«Cimici» a Napoli, il caso finisce al Csm

Stefano Zurlo

da Milano

Le microspie nel segreto della Camera di consiglio: il caso Napoli verrà discusso al Csm. Lo assicura Nino Marotta, consigliere laico di Palazzo dei Marescialli: «Alla ripresa dei lavori, a fine mese, valuteremo le intercettazioni ambientali disposte dalla Procura di Roma nel tribunale del riesame di Napoli». Marotta, membro di area Udc, è preoccupato: «Tutta la materia, a cominciare dalle conversazioni finite sui giornali dei protagonisti della scalata ad Antonveneta, sarà oggetto di un’attenta analisi da parte del Csm. E a maggior ragione ci occuperemo delle cimici che sarebbero state nascoste nella Camera di consiglio dei giudici di Napoli». Quelle sei microspie, perfettamente funzionanti, sono state scoperte e sequestrate dagli stessi magistrati napoletani che poi le hanno inviate come corpo del reato a Perugia. Ora Perugia aprirà un fascicolo delicatissimo e dovrà capire se Roma abbia ascoltato abusivamente i dialoghi dei colleghi di Napoli. Marotta è drastico: «Un giudice non deve pensare nemmeno per un secondo di essere sotto controllo. Ne va della sua libertà e dell’indipendenza della magistratura».
Sulla stessa lunghezza d’onda, Ettore Randazzo, presidente dell’Unione delle camere penali: «Le intercettazioni stanno assumendo un ruolo importante e largamente maggioritario nelle inchieste di un certo livello, a causa della desolante carenza di professionalità dei pubblici ministeri. Se ciò, pur indignando non sorprende più, non vorremmo però abituarci anche alla profanazione della camera di consiglio, il momento più alto della giustizia».
Il leader dei penalisti italiani si dice sbigottito: «Sconcerta che nemmeno i magistrati si pongano in difesa della libertà di giurisdizione e anzi introducano il grande orecchio nei luoghi che, più di ogni altro, vanno rigorosamente custoditi e protetti».