Le cimici rischiano di far saltare l’ospedale

da Potenza

A prima vista sembravano dei «tecnici dell’Enel», almeno così c’era scritto sulle tute blu indossate dagli «operai». Una «squadra di pronto intervento» che però nessuno aveva chiamato. Uno strano movimento che non è passato inosservato ai responsabili dell’ufficio tecnico dell’ospedale San Carlo di Potenza nelle cui vicinanze si stava svolgendo quello strano «lavoro» non autorizzato. Inevitabile, a questo punto, avvertire il 113. La polizia arriva e identifica gli «operai», anzi i falsi operai che stavano installando antenne e centraline per radiotrasmittenti. Insomma, l’armamentario-tipo per le intercettazioni telefoniche. Un’inchiesta giudiziaria o l’iniziativa di uno spione privato? La domanda se l’è posta ieri in prima pagina il Quotidiano di Basilicata, propendendo però chiaramente per la prima ipotesi, tanto da titolare «Microspie al San Carlo, "scoperto" Woodcock». Nel dubbio, i poliziotti hanno comunque denunciato i fasulli «tecnici Telecom» e sequestrato tutto il materiale: cavi di colore grigio, nei pressi dei serbatoi di gasolio che alimentano i gruppi elettrogeni di emergenza e l'elisuperficie del 118.
Intanto dall’ospedale San Carlo ieri è stato diramato un comunicato ufficiale: «In riferimento alle notizie di stampa si rende noto che il direttore generale ha trasmesso alla Procura della Repubblica di Potenza una dettagliata relazione tecnica. In particolare si è ritenuto utile richiamare l'attenzione sui potenziali rischi per la salute pubblica rappresentati da un intervento che è stato eseguito con modalità assolutamente inadeguate. Come ha evidenziato la relazione tecnica, infatti: l'uso di cavi per bassa tensione per il collegamento alla rete elettrica da 220 volt avrebbe potuto convogliare pericolose tensioni sul circuito di terra con rischio elevatissimo di fulminazione , nonché di paralisi della centrale telefonica con relativo isolamento dell'ospedale; l'uso di un doppino telefonico per collegarsi a un interruttore a 500 ampère nella cabina Enel è non solo pericolosissimo per il rischio di fulminazione per contatto diretto ma, essendo stato abbandonato in situazione di tensione nei pressi dei serbatoi di gasolio, avrebbe potuto innescare un'esplosione paralizzando l'intera attività ospedaliera mettendo a rischio l'incolumità dei pazienti. La direzione aziendale è certa che la Procura saprà ricercare le eventuali responsabilità anche ai fini di restituire sicurezza e serenità all'intera comunità ospedaliera.