Cimiteri, boom di cremazioni Appassiscono gli affari dei fiorai

Si acquistano soltanto piccole composizioni floreali per le ceneri dei defunti

L’aumento delle cremazioni a Milano non aiuta i fioristi. Per rendere omaggio alle ceneri si tende a comprare composizioni floreali più piccole e gli affari dei venditori languono: le vendite, lamentano, sono stazionarie.
È quanto emerge da una rilevazione dell’Unione del commercio effettuata sui dettaglianti dell’Associazione milanese dei fioristi e sugli operatori ambulanti dell’Associazione milanese del commercio su aree pubbliche, in occasione della commemorazione dei defunti. In più i prezzi di fiori e lumini sono stabili, in linea con lo scorso anno: un crisantemo costa, in media, da 1,20 a 3 euro mentre per i fiori finti il costo oscilla dai 2 ai 4 euro. Quest’anno è molto richiesta la piantina di crisantemo il cui prezzo parte da 6 euro. Il prezzo dei lumini varia a seconda delle misure: quelli in cera si trovano in vendita da 0,30 a 1,10 euro.
Il ricordo dei propri cari scomparsi sta a cuore ai milanesi. Secondo un’elaborazione della Camera di commercio di Milano sui dati del registro delle imprese a giugno 2006, le imprese funebri nella provincia di Milano sono cresciute infatti del 11,6% negli ultimi sei anni e del 2,9% dal 2005. Complessivamente sono 251 le imprese funebri attive nella provincia ambrosiana nel 2006, il 5% del totale nazionale e il 37% di quello regionale: 45 operano nel commercio di articoli funerari e cimiteriali e 206 nelle pompe funebri e attività connesse.
In particolare nel comune di Milano si concentra il 41% del totale provinciale delle imprese funebri (103, di cui 15 nel commercio di articoli funerari e 88 di pompe funebri e attività connesse), in crescita circa del 41% dal 2000 (quando le attività erano 73), e del 7,3% dal 2005 (quando erano attive 96 imprese).
Tra le province italiane Milano è seconda soltanto a Roma per numero di imprese funebri attive, con una quota del 4,7% sul totale nazionale, seguita da Torino con il 4%, Napoli con il 3,7%, Reggio Calabria con il 2,5% e Bari con il 2,3%.