«Al cimitero ebraico teppisti antisemiti»

Alla Digos valutano le coincidenze: «Quella notte, lì vicino, c’è stata una festa zingara e per il rumore sono intervenute le volanti. Poi è stata trovata una scaletta... »

Paola Fucilieri

Saranno pure stati dei teppisti a distruggere le tombe nel campo numero 8 del cimitero ebraico, in via Jona, nella notte tra lunedì e martedì. Vandali che non hanno lasciato alcun tipo di rivendicazione (del resto i distruttori tout cour, non animati da implicazioni politiche, non lo fanno mai perché non sentono alcuna necessità di attribuirsi un gesto non premeditato). Ubriachi o esaltati che, lì per lì, magari in un momento di rabbia, hanno deciso di compiere il raid distruttivo. Ben consci però di entrare nel cimitero ebraico. Anzi: decisi a mettere a segno la loro mega «opera» di devastazione proprio lì, per compiere un atto che comunque assumesse un significato forte e, perché no, proprio di sfregio verso gli ebrei. Perché non è certo nemmeno che i responsabili sappiano cos’è l’antisemitismo. Il questore ne è convinto. «Potrebbe essere un episodio di esaltati decerebrati che poi si vestono di colori che neanche conoscono - ha detto ieri Paolo Scarpis -. Un gesto teppistico che comunque ha delle implicazioni e delle sfumature sia di antisemitismo che di razzismo decisamente squallide».
Gli investigatori della Digos si trovano un po’ spiazzati. Ma solo sulle motivazioni del gesto. «È molto strano che un gruppo di ubriachi o di persone comunque semplicemente euforiche, abbia la lucidità di entrare in un cimitero ebraico allo scopo di distruggere delle tombe - affermano i poliziotti -. D’altra parte non dobbiamo dimenticare che le tombe distrutte sono addirittura una quarantina. E che non può essere stato un caso che sia accaduto proprio in quel punto del cimitero Maggiore, quello dedicato ai defunti della comunità ebraica: a Milano un fatto simile non era mai accaduto. Se si eccettuano le scritte comparse sui muri della Rai contro il direttore del Corriere della Sera, Paolo Mieli, non ricordiamo gesti di antisemitismo. È pur vero che chi fa un atto di tale portata oggettiva e simbolica, mira sempre ad attribuirselo».
E i nomadi? «Noi non sottovalutiamo la coincidenza dell’episodio accaduto la sera stessa e proprio lì, ai margini del cimitero ebraico: una festa zingara organizzata attorno al laghetto di pesca sportiva tra via Triboniano e via Barzaghi. Un evento così rumoroso da richiedere l’intervento delle “volanti“ perché alcuni rom ubriachi hanno prima tentato di entrare nel laghetto. Poi, una volta scattato l'allarme, possono essere entrati nel cimitero». Appoggiata al muro perimetrale del cimitero, alto circa 2 metri e mezzo, è stata trovata infatti una scaletta di fortuna fatta con dei tondini metallici utilizzati per i rosai, dall'altra parte, all'esterno, un'altra struttura consente di entrare e uscire agevolmente. Non possiamo escludere che i teppisti siano nomadi». E magari nomadi antisemiti. Chi può dirlo? A meno che non emergano elementi che diano una svolta alle indagini il gesto rischia di rimanere senza un colpevole: in quella parte del cimitero Maggiore, non ci sono nemmeno le telecamere.