Cimitero Maggiore, il «piramidone» fa acqua: dai propri cari al buio e con i piedi a mollo

I progettisti lo definivano un pò egizio e un pò inca. Per costruire il «piramidone» del Cimitero Maggiore, inaugurato nell’agosto del 2005 dall’ex giunta Albertini, erano serviti 4 anni di lavori e 25 milioni di euro. Tre anni e mezzo dopo, il Comune ne deve investire già almeno quattro o cinque per tamponare «almeno la situazione di degrado più grave - spiega l’assessore ai Servizi funebri, Stefano Pillitteri -, perchè è indegno che le persone vadano a trovare i propri defunti al buio o coi piedi nell’acqua». Oltre 50mila cellette ossario a disposizione, 21mila per le ceneri, 4.600 colombari, 1.850 loculi più grandi: il monumento costruito per rispondere alle richieste dei milanesi che scelgono di farsi tumulare sta facendo acqua da tutte le parti. Il problema delle infiltrazioni è stato sollevato anche dal capogruppo della Lista Fo Basilio Rizzo: «Mi domando come sia possibile che dopo un investimento da 25 milioni, dopo pochi anni servano già grosse manutenzioni». E Pillitteri (che non esita a chiamarlo «ecomostro») ammette che «ci sono problemi strutturali che generano continuamente problemi»: infiltrazioni d’acqua che oltre ad allagare i corridoi, bruciano le lampadine lasciando i visitatori al buio. L’assessore sta preparando con il collega ai Lavori pubblici Bruno Simini un piano da 4-5 milioni per «fare subito gli interventi più urgenti, in prospettiva le opere di consolidamento».
Parte delle risorse arriverà dal pacchetto di 12 milioni stanziato ieri dalla giunta per le manutenzioni. Servirà anche a coprire fino a settembre (e oltre, se slitterà ancora) gli stipendi ai dipendenti dopo il congelamento della privatizzazione.