Cimoli, in diciotto mesi dalla voragine all’ipoteca

Un piano di ristrutturazione basato su prestito-ponte, aumento di capitale e riorganizzazione della società

Laura Verlicchi

da Milano

Mister Diesel: è il soprannome di Giancarlo Cimoli quando guidava le Ferrovie dello Stato, in omaggio alla sua capacità di non perdere mai un colpo. Forte di questa fama, il manager che ha portato le Fs al primo bilancio in attivo della loro storia si è assunto, il 6 maggio 2004, un’altra missione quasi impossibile: risanare Alitalia.
I conti 2003, peggiori del previsto, gli rivelano che la compagnia di bandiera è allo stremo, tanto che la società di revisione Deloitte si rifiuta di firmare il bilancio. In quell’anno la situazione è precipitata al punto da chiudersi con una perdita netta di 520 milioni, più di un terzo del capitale, contro l’utile di 93 milioni del 2002.
In meno di due settimane il neo presidente e ad mette a punto la cura per riportare Alitalia «in quota»: un prestito ponte, un aumento di capitale con l’ingresso dei privati e la riorganizzazione societaria del gruppo, che sarà diviso in trasporto e servizi. Un piano di risanamento che si conquista l’approvazione del commissario europeo ai Trasporti Jacques Barrot e anche, sia pure faticosamente, quella del sindacato. La commissione Ue autorizza così il prestito-ponte da 400 milioni, erogato dalla Dresdner Kleinwort Wasserstein su garanzia del Tesoro.
Nonostante i progressi, però, la salvezza è ancora lontana: il bilancio 2004 si chiude con 812 milioni di deficit, 292 in più rispetto al 2003, anche per la scelta di spesare tutta la ristrutturazione sul primo esercizio. Ma già nel primo trimestre del 2005 la perdita operativa si ferma a 119 milioni, rispetto ai 189,7 dell’anno precedente: merito della riduzione dei costi e del personale. Tanto da far promettere a Cimoli la riduzione delle perdite a 100 milioni per fine anno e il pareggio nel 2006. Ma i conti non tornano: colpa del petrolio, sostiene l’ad, rincarato a 70 dollari al barile anziché i 50 previsti. E sul fronte sindacale è guerra aperta, per l’impossibilità di trovare un accordo sugli esuberi.
Cimoli però non demorde e trova una risorsa inaspettata: l’ipoteca sulla flotta, che consente di restituire il prestito-ponte ancor prima della scadenza del 31 dicembre. E parte anche la suddivisione della compagnia tra attività di volo e servizi di terra.
E l’ad promette un 2006 in positivo, tanto più che finalmente il terzo trimestre 2005 si conclude con un piccolo (5 milioni) ma significativo ritorno all’utile. Nell’intero 2005, poi, i ricavi da passeggeri trasportati sono stimati in aumento dell’11,5%, cioè un incremento superiore a 365 milioni. Infine, l’aumento di capitale, a dicembre, porta nelle casse del gruppo un miliardo di euro. Resta però l’incognita sindacati: il contrasto tra azienda e lavoratori, almeno per ora, non accenna a ridursi, al contrario. E le cancellazioni dei voli di questi giorni rischiano di compromettere tutto il faticoso lavoro di questi ultimi 18 mesi in Alitalia.