«Cin Ci La», al cuore non si comanda

Il lavoro di Ranzato e Lombardi debuttò al Lirico nel 1925

Valeria Pedemonte

Il pubblico di Milano ama l'operetta. Ne è la riprova il ciclico arrivo di questo genere di spettacolo nella città meneghina, specialmente durante le festività. Questa sera ad ospitarla ci pensa il Teatro Smeraldo proponendo Cin Ci La di Ranzato-Lombardi con la Compagnia Italiana di Operette 2003. Star della compagnia è Elena d'Angelo che dà vita al ruolo del titolo. I due innamorati sono Adriana Casartelli (Myosotis) e Alessandro Dimasi (Ciclamino). Il comico della situazione, Petit Gris, è Umberto Scida.
La Compagnia italiana di Operette, ha alle spalle 50 anni di attività ed in questo lungo periodo, si è evoluta sia costruendo un cast aggiornato ai tempi, sia curando puntualmente la messa in scena, affidandosi a buoni registi come il belga Serge Monguette e a direttori d'orchestra come Orlando Pulin, presenti questa sera.
Cin Ci La debutta al Teatro Lirico di Milano, il 18 dicembre del 1925. La trama è assurda ma divertente anche se di una illogicità disarmante, però, a tutt'oggi, vedendo lo spettacolo si ride di cuore.
Musicalmente i momenti di tenerezza sono abilmente contrapposti da Ranzato a quelli comici, e non sforano mai nel cattivo gusto. La «prima» milanese del 1925 ebbe grande successo e poté contare su una scatenata Nella Regini con l'argento vivo addosso. Tutti i pezzi da lei cantati furono furiosamente applauditi e l'artista dovette concedere molti bis.
In Cin Ci La c'è un ispirato trio per arpa, violino e violoncello, dove Ranzato fa ben capire quale grande scuola avesse alle spalle (fu anche violino solista sotto la direzione di Toscanini). Le arie orecchiabili di Cin Ci La sono: L'ultima bambola, Rose!, Blues del carillon, l'aria delle Cinesine europeizzate; i duetti: Boxe d'amore, Oh Cin Ci La!, la Favola delle tortore, il refrain dei Baci, il Fox delle lanterne.
Si diceva della trama, che però andrebbe chiamata «favola per adulti» desiderosi di mandare la credibilità a spasso. L'operetta si colloca in Cina.
Il Principe Fon-ki sta per dare la figlia Myosotis in sposa a Ciclamino, ma i due sono candidi come gigli. Arriva il giorno delle nozze e i due giovani sposi discutono su come nascono i bambini: lui dice sotto un cavolo e lei ribatte «No, sciocco, sotto le rose». A questo punto a corte si decide che occorre mandarli ad un corso di sessuologia, ma sono principi e l'istruzione arriverà a domicilio con la venuta da Parigi della bella attrice Cin Ci La, ottima maestra del settore. Da quel momento in scena ne succedono di tutti i colori, ma sempre nel segno del buon gusto.
Cin Ci La insegnerà alla dolce Myosotis e all'intrepido Ciclamino, l'arte di far l'amore. L'immancabile lieto fine vede i due sposini perfettamente istruiti tanto che viene subito, con grande soddisfazione, programmato un erede.
L'operetta, definita dai più, «lirica minore» ha avuto fra i suoi estimatori Pietro Mascagni che già nel 1917 in un'intervista al Giornale d'Italia disse «L'operetta da noi è indubbiamente di una palese e umiliante decadenza! Di chi è la colpa? Innanzi tutto delle esecuzioni ed è inutile che io insista su questo tono... stonato. E poi non s'accorge come i musicisti italiani abbiano il torto di seguire ciecamente la moda viennese... In un'operetta nulla v'è da prender sul serio; neppure l'amore. Tutto in essa deve essere satira, arguzia, allegria, caricatura...».