Cina, 16mila i morti Ora i soccorritori lottano contro il tempo

Il bilancio si aggrava di ora in ora. Solo in una città ci sono migliaia di persone intrappolate sotto i palazzi. Strade impraticabili, paracadutate le prime squadre d’emergenza

Si aggrava drammaticamente il bilancio del terremoto nella provincia cinese del Sichuan, il peggiore degli ultimi trent’anni in Cina. Il lavoro dei soccorritori procede a fatica sotto la pioggia e ostacolato dalle strade rese impraticabili dalle scosse, che non sono per nulla finite: da lunedì ne sono state registrate oltre duemila di assestamento e ieri una molto potente ha colpito la grande città di Chengdu, capoluogo della provincia.

A due giorni dal disastro le vittime accertate sono ora stimate in 16mila circa, ma purtroppo solo nella città di Mianyang (la più disastrata, dove sono stati contati quasi ottomila morti) altre 19mila persone sono ancora sotto le macerie degli edifici crollati. È la tragedia più cupa provocata dai terremoti, la morte lenta e atroce degli intrappolati. Senza dubbio il bilancio finale dei morti sarà molto più pesante dell’attuale. Si teme che alla fine si conteranno diverse decine di migliaia di vittime: solo nella contea di Mianyang mancano all’appello 60mila persone.

Le scene di devastazione sono impressionanti. Le strade sono talmente malridotte che migliaia dei 50mila soldati mobilitati hanno ricevuto l’ordine di paracadutarsi nelle zone colpite dal terremoto, mentre altre centinaia sono al lavoro per ripristinare la viabilità. Il maltempo infierisce con piogge fitte, nuvole basse e nebbia che bloccano anche gli elicotteri.

I giornalisti giunti nella città di Dujiangyan, a metà strada tra Chengdu e l’epicentro del terremoto, hanno riferito di edifici ridotti in macerie, di corpi abbandonati nelle strade, molti neppure coperti da un lenzuolo. Ovunque soldati e ambulanze. Il lavoro dei soccorritori è proseguito incessante anche durante la notte. Vengono ancora estratte persone vive, ma sempre più spesso si recuperano solo dei cadaveri. In questa città il dramma nel dramma è rappresentato dalla tragica sorte di 900 scolari rimasti sepolti sotto ciò che resta della loro scuola di tre piani: per ora ne hanno potuti salvare solo 50. In un altro edificio scolastico si sono contati 320 studenti morti su un totale di 420 che lo frequentavano: un’intera generazione falciata.
Le autorità cinesi ringraziano per le offerte di aiuto giunte dall’estero, ma finora non sono stati concessi permessi per recarsi nelle zone colpite. Il presidente americano Bush ha telefonato a quello cinese Hu Jintao per offrirgli solidarietà e 500mila dollari di aiuti umanitari. La stessa Taiwan offre materiale e squadre di soccorritori. Anche il Dalai Lama ha porto le sue condoglianze. È stato infine deciso di ridurre il programma delle staffette della fiaccola olimpica in Cina: su Internet si erano diffuse accuse di «disumanità».