La Cina abolisce i dazi e torna a sfidare Europa e Stati Uniti

Pechino ha già tolto le tasse su 81 prodotti del tessile decise nei mesi scorsi. Oggi il viceministro Urso andrà in Estremo Oriente con una delegazione di imprese

Antonio Risolo

da Milano

La Cina ha abolito a sorpresa le tasse sulle esportazioni di 81 prodotti tessili, una decisione destinata a inasprire le polemiche con Ue e Stati Uniti. Pechino, quindi, ritira le nuove imposte varate in gennaio e nei primi giorni di maggio per evitare «una doppia pressione» sulle imprese cinesi, passa decisamente al contrattacco, ma lancia anche segnali di disponibilità soprattutto nei confronti dell’Italia.
Nel corso di una conferenza stampa, il ministro del Commercio, Bo Xilai, ha accusato americani ed europei di usare «due pesi e due misure» nelle relazioni commerciali. Secondo il ministro i Paesi sviluppati difendono il libero mercato «quando le loro imprese hanno un vantaggio competitivo», mentre quando il vantaggio è dalla parte dei Paesi in via di sviluppo «sono pronti a ricorrere a misure protezionistiche».
Xilai, quindi, si è rivolto direttamente agli «amici italiani che non hanno fatto bene i loro conti». Aggiungendo che «Marco Polo, se risuscitasse... non sarebbe contento di sapere che si stanno mettendo degli ostacoli al commercio tra l'Italia e la Cina».
«È vero - ha detto ancora Xilai - che abbiamo esportato molto, ma si tratta di esportazioni di prodotti a basso valore aggiunto. E vorrei suggerire agli amici italiani di prendere in considerazione il fatto che, dato che i macchinari italiani per il tessile sono di ottima qualità, il loro più grande mercato negli anni prossimi sarà proprio la Cina». Consigli agli amici o avvertimento?
A Pechino sono convinti che «le attuali frizioni con due importanti partner commerciali sui problemi del tessile» vadano risolte attraverso «consultazioni tra eguali sulla base del principio del mutuo vantaggio». E nel mirino sembrano esserci soprattutto gli Usa, che hanno ristabilito le quote alle importazioni dalla Cina (abolite in gennaio come previsto dagli accordi mondiali sul commercio) di sette categorie di prodotti. Infine Bo Xilai ha detto che la Cina si riserva il diritto di ricorrere al «trade dispute mechanism» previsto dagli accordi mondiali sul commercio «quando sarà venuto per noi il momento di farlo».
Le reazioni alla mossa di Pechino non si sono fatte attendere. A cominciare da Parigi. Guillaume Sarkozy, presidente dell’Unione delle industrie tessili francesi e fratello dell’ex ministro, non ha dubbi: «Il no francese alla Costituzione europea ha convinto Pechino ad abolire le tasse alle esportazioni. Ho la convinzione assoluta - ha detto - che la decisione della Cina fa seguito al no francese, e che il governo di Pechino conta molto su una divisione dell'Europa. I francesi hanno fatto un vero e proprio autogol. L'avevo spiegato più volte che era nell’interesse dell'industria tessile europea far passare il sì, in quanto saremmo stati più forti - ha sottolineato -. Ora è chiaro: non appena sono stati resi noti i risultati, la Cina ha deciso di annullare le misure che avevamo ottenuto».
Siamo quindi alla guerra commerciale? Per il viceministro alle Attività produttive, con delega al Commercio estero, Adolfo Urso, una guerra commerciale non conviene a nessuno, «ma le regole vanno rispettate». Oggi Urso sarà a Pechino insieme con i rappresentanti delle associazioni del tessile italiano per incontrare, tra gli altri, il viceministro al Commercio, Gao Hucheng, responsabile della trattativa sul tessile con l'Unione europea. «Ci dispiace che la Cina perseveri nell'errore - ha aggiunto - Urso -. Questa decisione rende ancora più difficile un’intesa nel rispetto degli accordi sottoscritti e delle regole internazionali sulla concorrenza leale. Non dobbiamo però demordere. La strada del dialogo deve comunque essere privilegiata: proprio per questo illustreremo al governo cinese le buone ragioni delle imprese e dei lavoratori italiani e europei. Abbiamo pochi giorni di tempo prima che scattino le misure di salvaguardia, usiamoli al meglio con spirito costruttivo».
Infine un po’ di autocritica: «Forse gli imprenditori italiani - ha detto il leader di Confartigianato, Giorgio Guerrini - hanno dormito sonni tranquilli nel periodo in cui erano elevate le protezioni rispetto ai prodotti asiatici e poco si è fatto per migliorare la qualità dei nostri prodotti».

Annunci

Altri articoli