La Cina addosso all’Italia Vuole vestire gli azzurri

Lo propone una grande azienda. E il Coni studia l’operazione simpatia: portare i campioni del mondo di Lippi a Pechino

nostro inviato a Pechino
Italia e sport, in Cina è un binomio di successo. Se i rapporti commerciali con Pechino dipendessero dall’indice di gradimento dello sport azzurro la strada sarebbe aperta, senza bisogno di scavalcare la Grande muraglia. Vai nei grandi magazzini e ti dicono: «Italiano? Conosci Totti e Piero?» che sta per Del Piero. Tanto che il Coni sta pensando di portare qui, appunto per i Giochi 2008, qualcuno dei campioni del mondo: meglio se in squadra, nel caso il calcio si qualifichi, sennò per qualche giorno provando un’operazione simpatia. Sarebbe un successone: parli di calcio e ti spiegano che il loro Totocalcio assorbe tutte le partite della nostra serie A.
Ma non è solo pallone: ascolti le autorità del comitato olimpico e del comitato organizzatore dei Giochi e scopri gente innamorata di Torino, dopo averla scoperta nell’Olimpiade invernale. Ti aprono uno dei loro santuari, il campus dell’università, concedono ai nostri nuotatori la piscina d’allenamento dei loro atleti olimpici facendo un gran favore al ct Castagnetti («Soluzione superiore ad ogni previsione»). E pensano anche di sponsorizzare tutta la compagnia azzurra. Lello Pagnozzi, segretario generale e capo delegazione, alla conclusione di questo viaggio di studio con i ct italiani, ha infatti raccontato di aver ricevuto una proposta dalla Li Ning. «Una grandissima azienda cinese, interessata a diventare sponsor tecnico (tute da podio e da allenamento, accappatoi ecc. ndr). Tanto per intendersi, Li Ning oggi ha 42 anni ma è stato l’atleta plurimedagliato (3 ori, 2 argenti, un bronzo) di tutta l’Olimpiade di Los Angeles ’84, ginnasta tramutato in eroe nazionale che, nel 1990, ha impiantato a Canton questa azienda, oggi diventata la Nike cinese.
Li Ning è partner ufficiale della Nba del basket e del circuito Atp del tennis, tiene sotto contratto Shaq O’Neal e fattura 200 milioni di euro all’anno. Ovvio l’interesse ad ampliare la sua influenza anche in Europa (dove tocca già Spagna, Bulgaria, Russia, Repubblica Ceca), soprattutto nel Paese della moda. Proposta che il Coni ritiene beneaugurante in vista della gara in cui dovrà scegliere un advisor che si occupi del suo marketing da qui all’Olimpiade invernale del 2010 a Vancouver. Il marchio Italia pare tiri molto e il Coni conta di valorizzarlo per ridistribuire gli introiti nella preparazione olimpica che comprende anche l’aumento di stipendio (da 14.500 a 15.500 euro) agli atleti del club olimpico: circa 130 persone. Principali requisiti per entrarci: aver vinto una medaglia ad Atene o agli ultimi mondiali disputati, aver sfiorato il podio ai mondiali (ma basta anche aver conquistato un oro agli europei). Naturalmente i campioni del mondo del calcio non vengono considerati fra i beneficiari. Per tutti, invece, varranno regole più severe di comportamento e di accettazione delle decisioni ad evitare le pietose storie vissute con lo snowboard a Torino.
Fatta la tavola dei diritti e dei doveri, ora non resta che attendere. La visita italiana ha portato Pagnozzi ad una conclusione: «Sarà un’Olimpiade monumentale. I lavori procedono a ritmi per noi inusuali. I cinesi sono stati bravissimi pure nel prevedere necessità ed esigenze: hanno studiato tutto. Per esempio: siamo arrivati qui e loro sapevano già cosa gli avremmo chiesto. Forse saremo più prevedibili di altri, ma...». Per ora i cinesi si sono presi il bravo con lode anche dai nostri tecnici. «Impianti impressionanti», dice Castagnetti. «Ci hanno dimostrato che vogliono lasciare tracce e radici importanti», ha soggiunto Emanuela Maccarani, la ct della ginnastica ritmica, unica donna della compagnia. Non mancheranno i problemi già intuiti o intuibili. E lo smog sarà l’eterno guastafeste. Soprattutto per un mondo che rischia di rimanere a bocca aperta.