Cina: censura su internet durante i Giochi

Il comitato
organizzatore cinese delle Olimpiadi aveva assicurato "piena liberta" ai media
sull’evento. Ora il regime fa marcia indietro spiegando che "tutti i Paesi
limitano l’accesso ad alcuni siti". Distensione tra la Cina e il Vaticano. Intanto la fiaccola è arrivata sull'Everest

Pechino - La Cina non garantirà libertà totale su internet durante le Olimpiadi di Pechino: non garantirà cioè che non ci saranno interventi di censura, malgrado il comitato organizzatore cinese dei Giochi avesse di recente assicurato "piena liberta" ai media sull’evento. "La Cina è stata sempre molto prudente per quanto riguarda Internet", ha detto in una conferenza stampa a Pechino il ministro per la tecnologia, Wan Gang.

"Non ho informazioni chiare su quale siti siano da chiudere o da filtrare. Ma per proteggere la gioventù ci sono controlli su alcuni siti dannosi", ha detto ancora Wang. "Garantiremo per quanto possibile" che siti non verranno chiusi, ha detto ancora il ministro, aggiungendo che "tutti i Paesi limitano l’accesso ad alcuni siti. Anche nei Paesi sviluppati - ha aggiunto Wan - non si può accedere a tutti i siti".

Distensione tra Cina e Vaticano La Cina è "pronta a migliorare" le relazioni con il Vaticano e a proseguire un dialogo verso la loro "normalizzazione". Lo ha detto il portavoce del ministero degli esteri, Qin Gang, commentando le dichiarazioni di ieri del Papa che, al termine del concerto in Vaticano della Filarmonica di Pechino, ha salutato il "popolo cinese" rivolgendo gli auguri per le Olimpiadi di agosto che, ha aggiunto il Pontefice, sono "un evento di grande importanza per l’intera famiglia umana".

La fiaccola sull'Everest Ha raggiunto gli 8.800 metri di altitudine. Il simbolo dei giochi di Pechino è arrivato al campo base sulla cima del Monte Qomolangma in Tibet.  I tedofori, che sulla vetta hanno esibito la bandiera cinese, quella olimpica e quella col logo di Pechino 2008, hanno esultato, dando il via alla festa: "Lunga vita al Tibet! Lunga vita alla Cina!", hanno gridato davanti a una telecamera collegata al campo base e alla Tv cinese. "Abbiamo realizzato una promessa al mondo intero e un sogno di tutti i cinesi", ha dichiarato il comandante del campo base, Li Zhixin.

La protesta tibetana Ma non per tutti l’impresa è stata motivo di festa: per il governo tibetano in esilio a Dharamsala (India) si tratta di una "provocazione" da parte della Cina in un momento in cui la situazione in Tibet è "drammatica e tetra", mentre per gli esuli tibetani del movimento Students for a Free Tibet (Stf), si tratta di "una mossa politica per riaffermare il controllo della Cina sul Tibet». Fra i critici anche l’alpinista altoatesino Reinhold Messner, che scalò l’Everest in solitaria e senza ossigeno: "È un’offesa per i tibetani. Una montagna che per la gente del posto è considerata sacra è stata strumentalizzata per un’operazione di marketing e propaganda".