La Cina chiude le porte alla pubblicità Divieto anche per gli spot "sessuali"

Da Pechino una direttiva governativa vieta gli spot con riferimenti sessuali su radio e tv. Ma la stretta arriva per tutto il mondo pubblicitario con uno stop agli slogan anche durante i film o le fiction televisive

Pechino - La Cina padrone di titoli di stato di mezzo mondo, potenza commerciale emergente, sede di Giochi olimpici e di Expo chiude i rubinetti alla pubblicità.

La chiusura prima è avvenuta sul versante morale ed etico della coscienza del pubblico, e poi proprio su quello commerciale e comunicativo. Innanzitutto da oggi una circolare statale ha vietato tutti gli spot in radio e tv a sfondo sessuale. Ma il nuovo regolamento tende a restringere sempre di più qualsiasi forma pubblicitaria nel paese. Adesso nessuna pubblicità potrà essere mandata in onda durante i film o le fiction televisive e le emittenti dovranno esaminare le pubblicità che hanno a che fare con farmaci, macchinari medici, attrezzi e integratori per la salute soprattutto quelli che appaiono nelle televendite.

Niente pubblicità anche durante i notiziari e anche alle pubblicità camuffate da notizie, così come divieto per i giornalisti a fare pubblicità a prodotti. Con buona pace di Henry Ford che sosteneva come la pubblicità sia l'anima del commercio ora i cinesi dicono basta a uno dei motori propulsivi dell'economia. Inutile far capir loro quello che il costruttore americano di automobili capì già un secolo fa: cioè che "chi smette di fare pubblicità per risparmiare soldi è come se fermasse l'orologio per risparmiare il tempo". Chissà come la prenderanno a Shangai, la mega-metropoli che del modello commerciale-pubblicitario occidentale ha fatto un motore per la crescita e lo sviluppo.