Dopo la Cina conquista anche Mosca un rimedio italiano contro l’alcolismo

Gianni Mozzo

C’è un prodotto a base di fruttosio che ha effetti benefici negli alcolisti: in particolare riduce notevolmente l’ansia ed agisce sui sintomi neurologici. Questo prodotto (nome chimico: esafosfina) è frutto della ricerca italiana ed è in commercio in molti Stati europei e in Cina.
Recentemente se ne è parlato a Mosca, durante un convegno internazionale promosso dal Ministero della Salute e dell’avanzamento sociale e dall’Accademia russa delle scienze e dedicato appunto all’alcolismo. Molti gli scienziati presenti. Uno studio clinico del professor Ivanets - uno studioso russo noto a livello internazionale - ha confermato che l’esafosfina riporta alla normalità i fosfati presenti nel sangue, nei muscoli, nel rene, ripristinando un corretto metabolismo.
Questo delicato processo rende utilissima la somministrazione di esafosfina in patologie molto più gravi: per esempio nella broncopatia cronica ostruttiva, nell’insufficienza respiratoria, nella cardiomiopatia ischemica, nelle trasfusioni, negli interventi chirurgici con circolazione extracorporea.
Esafosfina è prodotta da un’azienda biomedica italiana, la Fosfama, fondata nel 1947, che ha nel suo portafoglio un altro principio attivo di grande efficacia (nome chimico: Tad), un tipo di glutatione impiegato nella profilassi delle neuropatie conseguenti a certi trattamenti chemioterapici. Fosfama ha oggi un volume di affari di 21 milioni di euro e 175 dipendenti (tra cui 10 addetti al settore ricerca e sviluppo).
Dice il suo presidente, Franco Gritti: «Vent’anni fa siamo sbarcati in Cina, dove oggi occupiamo la terza posizione come venditori di prodotti finiti. Recentemente siamo partiti alla conquista della Russia, della Polonia e di altri Paesi dell’Est; ma il nostro primo mercato resta l’Italia. Godiamo della collaborazione con alcune importanti università come Pavia ed Ancona, e della fiducia dei medici. Abbiamo allo studio nuove indicazioni che riguardano esafosfina e glutatione ma anche la ricerca di un nuovo antidepressivo già in fase preclinica».