Cina: "Dalai Lama ipocrita, basta politica"

Bush, Sarkozy e altri leader chiedono a Pechino di dialogare col Dalai Lama, ma la Cina non vuol saperne e torna ad attaccare il leader spirituale accusandolo di guidare la lotta di secessione<br />

Pechino - La Cina brandisce la carota e il bastone. A Pechino, nella tristemente nota piazza Tien an Men, Hu Jintao accende la fiaccola olimpica, a simboleggiare che la corsa verso le Olimpiadi ormai è sempre più vicina. La festa dei popoli uniti dallo sport non può che trasmettere valori positivi. Almeno questo è il messaggio che il regime vorrebbe dare al mondo intero. Non sono ammesse contestazioni né incidenti di percorso. Tutto deve filare liscio fino ad agosto, all'inizio dei Giochi, anzi fino alla fine.

Ma nel giorno esatto in cui la fiaccola si accende a Pechino la Cina torna ad attaccare il Dalai Lama. Lo accusa di abusare della religione, provocare le proteste in Tibet e di prepararsi all’indipendenza della regione. Pechino respinge al mittente le richieste, giunte da mezzo mondo, di aprire un dialogo con il leader spirituale tibetano. Xinhua, l’agenzia di stampa ufficiale cinese, dice che il governo ha le prove che il Dalai Lama e i suoi sostenitori hanno organizzato l’esplosione della rivolta anti-cinese dei giorni scorsi.

Il Dalai Lama ha subito respinto ogni accusa e ha chiesto alla Cina di consentire l’ingresso di ispettori indipendenti. Una richiesta che sembrerebbe normale. Una parte sostiene una tesi, una parte sostiene l'esatto contrario: si chiama un esterno a dirimire la controversia. Ma questa normalità non appartiene alla Cina. "L’auto-proclamatosi leader spirituale ha ovviamente dimenticato la propria identità, ha abusato della sua religione e ha fatto un po' troppa politica", scrive Xinhua, aggiungendo che il Dalai Lama starebbe costruendo una "infrastruttura pro-indipendenza". Se il Dalai Lama "desiderasse realmente essere un semplice monaco buddista è il momento giusto per lui per smettere di fare politica e imbrogliare la gente, soprattutto gli occidentali, con la sua ipocrita richiesta di autonomia", ha detto ancora la Xinhua.

Il presidente Stati Uniti George W. Bush e molti leader europei hanno invitato Pechino ad avviare colloqui col Dalai Lama per risolvere la questione. La Cina però continua a puntare i piedi. Non vuole subire diktat. E fa sapere che accetterà il dialogo solo se il leader spirituale respingerà l’idea dell’indipendenza del Tibet e userà la propria influenza per porre fine alla rivolta. Intanto la corsa verso Pechino 2008 va avanti spedita. Ma la normalità, per ora, resta un'utopia.