La Cina: la fiaccola olimpica passerà da Lhasa Nuovi scontri e disordini nel Sichuan

Respinto l'appello degli esuli tibetani che giudicano il passaggio "provocatorio e insultante". La fiamma dei Giochi nella capitale del Tibet il 20 e 21 giugno. I cinesi: "Per i rivoltosi sentenze severe". Ma esplodono ancora proteste

Pechino - La fiaccola olimpica passerà da Lhasa: la Cina ha respinto l’appello degli esuli tibetani che hanno chiesto di non farla passare in Tibet. Il rappresentante del Dalai Lama in Europa, Lodi Gyari, ha affermato ieri che l’ idea di far passare la fiaccola dal Tibet è "provocatoria e insultante", considerando le manifestazioni anticinesi nella regione, duramente represse da Pechino. La fiaccola passerà da Lhasa il 20 e 21 giugno. Intanto, oggi, è arrivata in Russia, a San Pietroburgo.

La fiaccola, ha sostenuto il portavoce del Comitato organizzatore dei Giochi Zhu Jing, "rappresenta il simbolo più alto dello spirito olimpico, rappresenta la pace, l’ amicizia e il progresso". "Il fatto che la cricca del Dalai Lama (il leader tibetano esiliato) chieda di annullare la staffetta, dimostra la sua volontà di sabotare i Giochi Olimpici", ha aggiunto il portavoce. Il rappresentante del Dalai Lama in Europa, Lodi Gyari, ha affermato ieri in una testimonianza davanti al Congresso degli Usa, che l’ idea di far passare la fiaccola dal Tibet è "deliberatamente provocatoria e insultante". La Cina accusa il leader tibetano di aver organizzato le violenze per sabotare i Giochi di Pechino, che si terranno in agosto. Il Dalai Lama ha negato, affermando più volte di sostenere le Olimpiadi.

Il percorso della fiaccola è stato costellato da manifestazioni di protesta di esuli tibetani e di attivisti per i diritti umani fin dalla sua partenza dalla Grecia, il 30 marzo. Proteste sono state condotte ad Istanbul da attivisti della minoranza etnica degli uighuri e manifestazioni sono annunciate a Londra, Parigi, San Francisco e New Delhi. La fiaccola passera da Lhasa il 20 e 21 giugno.

Nuove proteste nel Sichuan: un ferito Nuovi disordini con scontri sono scoppiati stanotte nella provincia del Sichuan, area tibetana nel sud ovest della Cina, causando almeno un ferito, Lo scrive oggi l’agenzia Nuova Cina, secondo la quale gli scontri sono avvenuti "presso la sede del governo della città di Donggu" e la persona ferita è un funzionario. Donggu è nella prefettura del Ganzi, nel Sichuan, area che è stata recentemente teatro di proteste anticinesi dopo i disordini scoppiati a Lhasa, la capitale del Tibet.

Il Partito comunista: sentenze severe I tibetani accusati di aver partecipato alle proteste del mese scorso a Lhasa saranno sottoposti a "processi rapidi" e riceveranno "sentenze severe". Lo ha annunciato Baima Chilin un alto dirigente del Partito Comunista del Tibet, che controlla la magistratura locale. In un intervento sul Tibet Daily, Chilin assicura i giudici che "godono della fiducia del Partito". Le proteste sono cominciate a Lhasa il 10 marzo, con manifestazioni pacifiche guidate dai monaci buddhisti e sono degenerate in violenze il 14 marzo. In seguito le proteste si sono estese a gran parte delle aree della Cina nordoccidentale abitate da tibetani. La Cina afferma che in tutto le vittime sono state 20, mentre gli esuli tibetani sostengono che sono state uccise circa 140 persone. Secondo la stampa cinese, sono state arrestate 800 persone, mentre altre 280 si sono consegnate spontaneamente. Tra questi ci sono un numero imprecisato di monaci. Ieri il governo della Regione Autonoma del Tibet ha annunciato che dal prossimo primo maggio verranno riammessi i turisti, sia cinesi che stranieri. Rimangono invece banditi dalla regione i giornalisti stranieri, che sono anche tenuti lontani dalle altre regioni a popolazione tibetana della Cina.