Cina, guerra al salmone Ritorsione contro Oslo per il Nobel a Liu Xiaobo

Dalle mille tonnellate di salmone che arrivavano regolarmente in Cina nel dicembre
2010, le esportazioni verso Pechino sono crollate a 75 dopo appena 2 mesi

In Cina si mangia meno salmone. Ma non perché siano cambiati i gusti alimentari o saliti i prezzi alle stelle. La causa è tutta "politica". Pechino non ha mai digerito il Nobel attribuito l'anno scorso al dissidente Liu Xiaobo. E appena il premio è stato assegnato ha fatto scattare una rappresaglia contro il salmone, boicottandone l'importazione dalla Norvegia. A denunciarlo è la Seafood Norway, alla vigilia della proclamazione del vincitore del Nobel di quest’anno, che sarà annunciato venerdì.

Non appena si diffuse la notizia del riconoscimento a Xiaobo la Cina parlò subito di premio "criminale", preannunciando che ci sarebbero state delle serie conseguenze. Che puntualmente sono arrivate: dalle mille tonnellate di salmone che arrivavano regolarmente in Cina nel dicembre 2010, le esportazioni verso Pechino sono crollate a 315 tonnellate a gennaio, per arrivare a 75 tonnellate il mese seguente.

Il simbolo alimentare per eccellenza della Norvegia è quasi sparito dalle tavole del Paese asiatico, con controlli veterinari a tappeto e vincoli burocratici che, di fatto, hanno fatto marcire grossi quantitativi di pesce fresco nei magazzini. La Norvegia ha studiato e messo in atto una contromossa, spedendo il salmone a Hong Kong e, da lì, facendolo rientrare in Cina. Ma il "giochino" è stato scoperto e Pechino è corsa ai ripari istituendo nuovi e più efficaci blocchi. Il danno economico è abbastanza grave per la Norvegia, al punto che il governo di Oslo sta valutando se appellarsi all’Organizzazione mondiale del commercio. Fatta eccezione per il salmone non pare che il commercio bilaterale tra Norvegia e Cina abbia subito altri gravi contraccolpi. Almeno sino ad ora.