In Cina invece vai ai lavori forzati (come il Nobel Liu Xiaobo)

Condannato, soprattutto, al silenzio. È lo scrittore cinese Liu Xiaobo, detenuto dall’8 dicembre 2008 per aver aiutato a compilare il manifesto «Charta08» a favore dei più elementari diritti umani. Il suo arresto è stato però formalizzato solo a giugno dell’anno successivo, giusto per poterlo condannare quasi immediatamente, il 25 dicembre 2009, a 11 anni di detenzione per «incitamento alla sovversione del potere dello Stato». Xiaobo, che l’ottobre scorso è stato insignito del premio Nobel per la Pace, si trova attualmente nel campo di lavori forzati di Laogai Jingzhou, nella Cina del nord est (per capire come ci si sta potete leggere Controrivoluzionario. I miei anni nei gulag cinesi di Harry Wu).
Nonostante questo, come è accaduto per la leader birmana e anch’essa Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi, la sua voce trova comunque modo di farsi sentire, sebbene con molta fatica. Oggi alle 11.30 nella Sala stampa della Camera dei Deputati a Roma, il presidente della Laogai Research Foundation Usa, Harry Wu, e il suo corrispettivo italiano Antonello Brandi presentano in anteprima il libro di Liu Xiaobo La forza della libertà, uscito di contrabbando dalla Cina e stampato di nascosto a Singapore senza mai entrare in commercio. San Paolo Edizioni ne ha acquisito i diritti mondiali e lo pubblicherà in Italia a febbraio.
Nel libro potremo leggere di riforme politiche doverose, spinte e controspinte interne all’apparato politico cinese, sviluppo e persino possibili future privatizzazioni della terra in Cina. Una strada «inevitabile», come scrive nella prefazione Liu Xia, moglie di Liu Xiaobo: «Con il crollo del totalitarismo comunista, la via dello sviluppo umano diventa più chiara che mai: la libertà personale è il valore più alto e la democrazia è il migliore tra i sistemi sociali. La riforma della Cina non può sfuggire a questo inevitabile percorso. Con il “risveglio civile”, il governo cinese dovrà per forza ascoltare la voce del popolo. Fintanto che la popolazione manterrà una posizione di protesta contro il regime, per dare voce agli appelli di indipendenza, il governo attuerà una pressione schiacciante per la riforma. Questa pressione sarà la forza fondamentale per la costruzione democratica della società e il miglior collante per il cambiamento all’interno dello Stato...».