La Cina è lontana

Mentre l’occidente guarda all’iniezione letale di un condannato a morte di San Quintino, in Cina è un giorno come un altro: e attorno a lager e a tribunali stanno circolando dei furgoncini modificati (di marca italiana, siamo riusciti a esportare qualcosa in Cina) che si chiamano Camere mobili di esecuzione e che raggiungono il luogo delle condanne a morte pochi minuti dopo la sentenza; il malcapitato viene legato con delle cinghie a un lettino di metallo mentre un monitor, posto accanto al posto di guida, controlla che gli aghi letali sortiscano effetto; gli organi saranno espiantati per essere venduti o utilizzati per cosmesi. Mentre l’occidente guarda all’iniezione letale di un condannato a morte di San Quintino, condanna che non ci piace, condanna che riguarda un signore che ha confessato di aver stuprato e massacrato una vittima a colpi di martello, in Cina è un anno come un altro: e tra 15mila condanne a morte annue (15mila) spiccheranno quelle per dissidenti, religiosi o comunque colpevoli di ben 68 reati tra i quali contrabbando, traffico d’arte e uccisione di panda. Mentre centinaia di difensori dei diritti civili assediano San Quintino, e noi con loro, la suola delle scarpe di parte di essi è statisticamente fabbricata in un lager cinese dove milioni di uomini, imprigionati senza processo, alimentano un’economia in parte fondata sullo schiavismo.