Cina: «Meno dollari nelle nostre riserve» L’euro a quota 1,29

da Milano

La Cina diversificherà i 1.000 miliardi di dollari delle sue riserve estere attraverso differenti valute e strumenti di investimento, guardando anche ai mercati emergenti. È quanto ha affermato ieri il governatore della banca centrale cinese, Zhou Xiochuan, a Francoforte per prender parte a una conferenza stampa promossa dalla Bce. «La diversificazione include divise, strumenti di investimento, compresi i mercati emergenti», ha spiegato Zhou, che non ha tuttavia precisato quando l’istituto comincerà a vendere dollari. Le sue parole hanno avuto però come conseguenza immediata un rafforzamento dell’euro, che si è spinto oltre quota 1,29 dollari, ai massimi dal 21 agosto scorso. Il mercato dei cambi, del resto, continua a essere saldamente posizionato sull'euro nella prospettiva che la Banca centrale europea debba por mano a due altri rialzi dei tassi d'interesse di qui a marzo del prossimo anno. Al contrario, le decisioni della Federal reserve nei prossimi mesi dovrebbero muoversi all'insegna della stabilità dell'attuale tasso-base al 5,25%. Goldman Sachs, per esempio, ha rivisto la stima sull'andamento del tasso di riferimento dell'eurozona che ora viene previsto in ulteriore ascesa al 3,75% tra marzo e aprile 2007 e al 4% per la metà dell'anno prossimo, con un ritmo più veloce rispetto alla previsione precedente della banca d'affari statunitense che prevedeva una pausa piuttosto estesa della Bce nella prima parte del 2007 con il tasso di riferimento fermo per un po’ a quota 3,5% (attualmente è fissato al 3,25%, ma un aumento di 25 punti base è dato pressochè per scontato nella riunione del consiglio direttivo del 7 dicembre). La pausa, secondo gli esperti di Goldman Sachs, doveva evitare che un sostanziale apprezzamento dell'euro interrompesse la politica di normalizzazione dei tassi da parte di Francoforte. Sul mercato dei cambi, comunque, la Cina rimane una sorta di sorvegliato speciale, essendo Pechino sottoposta a pressioni (soprattutto da parte degli Stati Uniti) affinchè rivaluti lo yuan, mantenuto artificialmente basso per favorire le esportazioni di merci cinesi. Il governatore della banca centrale cinese, Zhou Xiaochuan ha però spiegato che il suo Paese ha mantenuto un approccio graduale alle riforme del sistema dei cambi, per minimizzare i rischi all'economia interna. Zhou ha detto che la politica cinese sui tassi di cambio è «in larga parte» ispirata dall'intento di evitare forti perdite di lavoro in Cina.