La Cina minaccia: fermate le navi Usa

Minacce, nuovi colpi di artiglieria, accuse, preparativi di guerra. Lungo il conteso confine marittimo che separa la Corea del Nord da quella del Sud la tensione in queste ore resta alta. I 1.300 abitanti dell’isola di Yeonpyeng, nel mar Giallo, hanno ascoltato ieri con preoccupazione il rumore delle esercitazioni dell’armata di Pyongyang che, a soli 12 chilometri di distanza, sparava colpi di artiglieria. Il piccolo territorio della Corea del Sud è stato colpito martedì da un attacco dei vicini. Due militari e due civili sono rimasti uccisi.
Per il ministero della Difesa di Seul, citato dal New York Times, le esercitazioni di ieri sono una dimostrazione di forza di Pyongyang, sostenuta da dichiarazioni minacciose. La Korean Central Agency, agenzia di stampa del Nord, riporta le parole di alcuni funzionari del regime: «Siamo sull’orlo della guerra con il Sud a causa del piano sconsiderato di quegli elementi dal grilletto facile di effettuare un’esercitazione militare diretta contro il Nord». Il riferimento diretto è a Washington e Seul. I due alleati dovrebbero iniziare domani manovre militari congiunte cui parteciperà anche la portaerei Uss George Washington, che ha fatto rotta verso la regione poco dopo la notizia dei colpi di artiglieria di martedì. Ieri, la Cina ha ufficializzato la sua posizione di sostegno a Pyongyang. Con cautela, il ministero degli Esteri di Pechino ha fatto sapere di essere contrario a ogni tipo di esercitazione all’interno della sua zona economica esclusiva, cioè entro le 200 miglia nautiche dalla costa cinese.
Secondo il Wall Street Journal, Pechino, nonostante la sua opposizione alle esercitazioni, ha controllato i toni, forse per timore che la situazione nel mar Giallo possa compromettere l’importante visita a Washington del presidente Hu Jintato a gennaio. A luglio, in una situazione simile, la Cina era stata più dura. Una corvetta sudcoreana era stata affondata a marzo. Nell’incidente avevano perso la vita 46 marinai. Per Seul e per una successiva inchiesta internazionale, all’origine di quell’attacco c’era Pyongyang. Anche in quell’occasione, Stati Uniti e Corea del Sud avevano annunciato manovre congiunte nel mar Giallo, ma le insistenti proteste cinesi avevano convinto gli alleati a spostare l’esercitazione nel mar del Giappone. Oggi la Cina, nonostante abbia invocato la moderazione e nonostante l’invio di condoglianze a Seul per i morti di martedì, non ha condannato l’alleato nordcoreano per l’attacco.
I colpi sparati ieri in addestramento da Pyongyang hanno accelerato le procedure di difesa dei vicini del Sud, che hanno annunciato nuove regole d’ingaggio dell’esercito, capaci di rendere più veloce una risposta in caso di nuove aggressioni. L’opinione pubblica interna ha infatti criticato il governo per non aver reagito con maggior fermezza all’aggressione. Ieri è stato nominato un nuovo ministro della Difesa, il generale Kim Kwan-jin, e il presidente Lee Myung-bak ha invitato 4.000 nuovi soldati sulle isole vicino al confine marittimo conteso.
Non sono in molti nella regione, tra analisti e commentatori politici, a credere che una guerra tra le due Coree sia imminente. Per gli esperti, le azioni militari di questi giorni sono legate alle recenti rivelazioni del regime sul suo piano nucleare. Il Paese cercherebbe in questo modo di fare pressione sulla comunità internazionale per aprire nuovi colloqui riguardanti i suoi piani atomici e ottenere concessioni. Per altri, i colpi di artiglieria e le risonanti minacce sono il segnale della volontà di Pyongyang di unire il fronte interno attorno al giovane erede del presidente Kim Jong Il, il figlio Kim Jong Un, la cui recente nomina a generale a quattro stelle avrebbe suscitato dubbi nella nomenklatura.