Cina, nuovi arresti di vescovi: così Pechino sfida il Vaticano

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Si apre nelle prossime ore l’assemblea dei delegati cattolici cinesi per rinnovare le cariche dell’Associazione Patriottica, cioè dell’organismo filogovernativo che pretende di controllare la Chiesa cattolica in Cina. <strong><a href="http://www.ilgiornale.it/fotogallery/cina_nuovi_arresti_vescovi_cosi_pec... il commento audio di Andrea Tornielli </a></strong>
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Si sta per aprire a Pechino l’Assemblea Nazionale dei Delegati Cattolici cinesi, un’assemblea che ha il compito di eleggere i nuovi dirigenti dell’Associazione Patriottica, cioè dell’organizzazione filo-governativa che pretende di controllare la Chiesa cattolica cinese e di nominare i vescovi senza il mandato del Papa. Negli ultimi giorni, come ha rilevato l’agenzia AsiaNews, alcuni vescovi sono stati sottoposti a pressioni, altri vengono prelevati con la forza dalla polizia. «Il vescovo ufficiale di Hengshui - denuncia AsiaNews, agenzia del Pontificio Istituto Missioni Estere – è stato prelevato e trattenuto in isolamento mentre anche il vescovo di Cangzhou, è sotto la minaccia di un ordine di cattura che lo addita come un pericoloso criminale ricercato». L’Associazione Patriottica vuole costringere i vescovi in comunione con Roma a partecipare alle elezioni di questo organismo che Benedetto XVI, nella sua lettera ai cattolici cinesi, ha definito «incompatibile con alla fede cattolica». La nuova crisi nei rapporti tra Cina e Vaticano si è aperta lo scorso 20 novembre, con l’ordinazione episcopale illegittima del vescovo di Chengde, Giuseppe Guo Jincai. Con una nota ufficiale, la Segreteria di Stato qualche giorno dopo aveva bollato la mossa come una «dolorosa ferita alla comunione ecclesiale e una grave violazione della disciplina cattolica» ed ha denunciato che contro i cattolici cinesi si verificano «pressioni e restrizioni» che «costituiscono una grave violazione della libertà di religione e di coscienza». Altrettanto dura era stata reazione della Cina, che a sua volta aveva accusato il Vaticano di «limitare la libertà» religiosa. Erano quattro anni che in Cina non avvenivano ordinazioni di vescovi illegittimi, dato che le ultime dieci nomine episcopali erano state tacitamente concordate tra le autorità cinesi e quelle vaticane. Ora i rapporti tra la Santa Sede e il governo cinese sembrano ripiombare nell’incomprensione.