La Cina ora gioca alla guerra nello spazio

Sperimentato con successo un missile balistico I timori di Usa, Inghilterra, Giappone e Australia

Dopo tre tentativi falliti, la Cina ha sperimentato con successo una nuova arma anti-satellite, un missile balistico, che ha colpito e distrutto un vecchio satellite meteorologico cinese in orbita a una quota di 865 chilometri.
La notizia è stata pubblicata in anteprima dalla rivista statunitense Aviation Week & Space Technology ed è stata confermata dal portavoce della Casa Bianca Tony Snow, il quale ha anche affermato di aver subito comunicato a Pechino la preoccupazione di Washington per l’esperimento. Il test ha scatenato preoccupate reazioni: hanno condannato o protestato contro l’arma anti-satellite (Asat) il Canada, la Gran Bretagna, il Giappone, che ha chiesto ufficialmente spiegazioni, mentre il ministro degli Esteri australiano Alexander Downer ha detto: «Quello che non vogliamo vedere è una corsa agli armamenti nello spazio esterno».
E in effetti la dimostrazione cinese rischia davvero di accelerare una militarizzazione dello spazio che è in atto già da tempo, con gli Stati Uniti in una posizione di netta supremazia nei confronti di tutte le altre potenze.
Chi possiede armi Asat cercherà di utilizzarle fin dalle prime fasi di un conflitto, per privare l’avversario dei suoi satelliti da osservazione, navigazione, meteorologici. Solo i satelliti per telecomunicazioni, in orbita geostazionaria, sono immuni da questo tipo di attacco, almeno per ora. Naturalmente chi ha satelliti in orbita bassa cercherà di proteggerli, sia “corazzandoli” e rendendoli manovrabili, sia cercando di eliminare le capacità offensive spaziali dell’avversario con attacchi preventivi. Per distruggere o danneggiare i satelliti, oltre ai missili, sono disponibili anche potenti cannoni laser, che la stessa Cina ha già sperimentato, “illuminando” con un fascio laser a bassa potenza un satellite statunitense, per non parlare dei sistemi di disturbo elettronico.
Sia la Russia sia gli Usa dispongono di sistemi anti-satellite decisamente più sofisticati di quello cinese. In particolare gli Stati Uniti hanno provato cannoni laser e missili Asat, lanciati da caccia intercettori F-15 e quindi estremamente mobili e difficili da localizzare. Gli Stati Uniti hanno sviluppato, investendo 400 milioni di dollari, un nuovo missile, il Ke-Asat, e dispongono di un certo numero di questi ordigni pronti per l’impiego.
L’esperimento cinese però non è stato banale: il bersaglio era relativamente piccolo, il satellite Feng Yun 1C, non più operativo, con un “corpo” di 2 metri quadrati e pannelli solari di 9 metri. Il satellite, lanciato nel 1999, era posto in orbita eliosincrona, inclinata a 98,6°. L’intercettore, un missile balistico a medio raggio di tipo non precisato, è stato sparato dal poligono di Xichang quando il bersaglio era a una distanza di 1.100 chilometri e lo ha raggiunto alla quota di 865 chilometri. L’intercettore ha sganciato un piccolo veicolo spaziale killer, che è andato al suo appuntamento seguendo una rotta quasi frontale, che quindi ha prodotto una velocità di impatto elevatissima e una pioggia di detriti pericolosi per molti altri satelliti. La Cina ha dimostrato non solo di avere un intercettore, ma di poterlo guidare con precisione, acquisendo e inseguendo con i suoi radar sia il bersaglio sia l’intercettore.