La Cina punisce i funzionari fedeli al Dalai Lama

Il governo annuncia una campagna per stroncare l'opposizione tibetana, in particolare i funzionari che difendono la propria identità

Cambiano i tempi, finisce anche la politica del figlio unico, ma al fondo la Cina è sempre la stessa: una dittatura. E così ancora una volta il governo di Pechino annuncia misure molto dure per punire i funzionari del Tibet ancora fedeli al Dalai Lama, il leader buddista in esilio in India da molti anni. "Pechino -scrive l'agenzia Asianews - reputa il Dalai Lama un lupo travestito da agnello" e portavoce del partito Chen Quanguo fa sapere che il partito "perseguirà i funzionari che seguono il Dalai Lama, ascoltano i suoi sermoni, vanno in pellegrinaggio per venerarlo, mandano i propri figli in scuole gestite da seguaci dal Dalai Lama". Il tutto dentro la cornice della campagna anticorruzione pensata ad hoc per i funzionari di quella che oggi è la Regione autonoma del Tibet. Da anni le autorità cinesi cercano di cancellare l'identità culturale tibetana arrestando scrittori, intellettuali e artisti. Dal 2008 ben 143 tibetani si sono immolati per opporsi alle violazione dei diritti umani. Nel 2011 il Governo ha presentato un libro bianco, nel sessantesimo anniversario dell'invasione, per raccontare il passaggio da "un Tibet antico e arretrato" a una nuova "età dell'oro".

Commenti

ORCHIDEABLU

Lun, 14/12/2015 - 12:39

NON C'ENTRANO LE RELIGIONI IN CAMPO POLITICO PERCHE' I GIOVANI SENZA NEPPURE ACCORGERSENE CAMBIANO IL MONDO.IL MODO DI PENSARE DEI VECCHI,SIA CIVILI, CHE POLITICI E RELIGIOSI,LE NUOVE GENERAZIONE SONO SEMPRE PIU' AVVEDUTE,SI EVOLVONO IN TEMPI RECORD E QUINDI RIVOLUZIONANO IN PACE .I LAVORATORI HANNO LA CAPACITA' DI RISOLVERE PROBLEMI INERENTI AI TEMPI IN CUI VIVONO ,COSI' ANCHE GLI STUDENTI