In Cina la Scala vince le Olimpiadi della musica

A Shanghai travolta da applausi e ovazioni la Filarmonica del Piermarini con Whun Chung

nostro inviato a Shanghai

In Cina siamo alle Olimpiadi della musica e l’Italia è sul podio. L’Oriente ci spia con il monocolo della Scala e si innamora, forse perché ci vede più raffinati di quel che siamo, grazie a flauti virtuosi e violini intriganti. «Viva l’Italia» gorgheggia dal podio il maestro coreano Myung-Whun Chung, travolto dagli applausi di Shanghai, la tappa più incerta della tournée asiatica della Filarmonica.
Successo a Tokyo, trionfo a Seul, ovazione in Cina. Era la prima volta della Scala tra i dragoni, ansiogena come tutte le prime, in questa terra che dopo aver conquistato il mercato e sfidato il mondo alla supremazia dei corpi, ora coltiva la necessità del superfluo e corteggia la musica. Il programma è italiano che più non si può. Rossini, Puccini, Verdi, in ordine di apparizione. Per non sembrare troppo provinciali, chiude la quarta sinfonia di Tchaikosvskij, ma il bis è ancora l’Ouverture del Guglielmo Tell, il pezzo più applaudito insieme alla Forza del destino. A Shanghai vogliono più Italia e una giornalista chiede: «Perché non ci avete portato un’opera intera?». Probabilmente arriverà: la Scala potrebbe portare Aida per l’Expo 2010 di Shanghai.
Le scelte musicali sono state concordate con il direttore della Shoac, il grande teatro a forma di fiore che è il simbolo della voglia di Shanghai di essere la New York dell’Est. E che, nato tre anni fa, ha un cartellone che gareggia con le sale più famose della vecchia Europa. Ad aprire la stagione 2008-2009, la Filarmonica del Piermarini. «La Scala è in cima alla piramide, insieme ai Berliner, alla Royal Philarmonic di Londra, alla StaatsKapelle di Dresda. Il prezzo del biglietto è a misura dei ricchi che vogliono ammirare l’arte» spiega il direttore Ling Hong Ming.
Hanno fatto in fretta per essere un Paese che con Mao aveva dimenticato la musica classica. L’hanno riscoperta da poco ma è già cosa loro. «È tornata dieci anni fa - racconta Chung -, con Beethoveen non facevi in tempo a fare “tatatata” e già battevano le mani». Adesso sono attenti, musically correct, e l’applauso arriva solo al momento giusto. I cinesi studiano spartiti a ritmo di marcia. Solo a Shanghai fanno andare le dita sul pianoforte in diecimila. Lang Lang, il pianista star della Cina che ha accompagnato la Scala in Asia, guarda a tutto il Paese e vola alto: «Quaranta milioni di persone studiano musica in Cina». Probabilmente conta anche tutti i bambini che se la ritrovano come materia obbligatoria a scuola. Con questi numeri capisci che gli sponsor, Unicredit e Bracco, hanno ragioni del cuore che la ragione condivide. La musica italiana qui è un prodotto che sfonda senza spot.