Cina, lo scandalo delle bacchette usate riciclate

Invece di disinfettarle e poi rimetterle in commercio, una fabbrica di Pechino impacchettava così come arrivavano le posate già usate

Pechino - Come se non bastassero gli scandali degli ultimi giorni su giocattoli dipinti con vernici tossiche al piombo e vestiti alla formaldeide, la Cina torna a far parlare di sè. E in negativo. Ma questa volta l'oggetto incriminato è uno dei simboli della Repubblica popolare: le bacchette, vale a dire le posate "made in China", 6 miliardi delle quali (la Cina ne produce 45 milioni ogni anno) vengono esportate in tutto il mondo.

100 euro al giorno Secondo un articolo pubblicato oggi sul quotidiano "Notizie di Pechino", una fabbrica riciclava fino a centomila bacchette usate al giorno senza preoccuparsi di disinfettarle. Il giornale afferma che il proprietario della fabbrica, un uomo identificato solo col suo cognome, Wu, guadagna in una buona giornata di affari circa mille yuan (100 euro, uno somma ragguardevole in Cina).

Sequestrate mezzo milione di bacchette Funzionari cinesi hanno fatto irruzione nella fabbrica e hanno sequestrato mezzo milione di bacchette alimentari di bambù usate e una macchina che serviva ad impacchettare le bacchette riciclate. È risultato che Wu non aveva la licenza. Wu rappresenta la nuova leva di imprenditori cinesi, molti dei quali provengono dalla realtà rurale e trascurano più per ignoranza che per malizia le più elementari norme igieniche e di sicurezza.