La Cina è sempre nel buio: sparita la moglie del Nobel

Nessuno sa che fine abbia fatto Liu Xia, moglie del premio Nobel per la Pace Liu Xiaobo. Attivisti dei diritti civili, familiari e amici che hanno cercato di mettersi in contatto con la moglie del dissidente si sono scontrati con un muro di silenzio. Spente le luci della sua abitazione, staccato il suo cellulare. Quel che si sa è che la polizia cinese era andata a prelevarla nella sua abitazione l’altra sera, ufficialmente per condurla a visitare il marito in carcere a Jinzhou, 500 chilometri da Pechino. Ma a radio Free Asia, con cui era riuscita a mettersi in contatto prima di sparire, Liu Xia aveva detto di temere che il viaggio organizzato per lei dalle autorità potesse avere un’altra meta. Ovvero allontanarla dai microfoni e dai taccuini dei giornalisti occidentali, impedirle di rinfocolare le polemiche, tacitarla, insomma schiaffarla agli arresti domiciliari da qualche parte, magari solo il tempo necessario a cloroformizzare l’opinione pubblica internazionale. Di colpo, come se la Cina e i suoi abitanti si fossero imbarcati su una prodigiosa macchina del tempo, sembra di essere tornati alla fine degli anni Sessanta, alla «rivoluzione culturale» di Mao Ze Dong e delle sue Guardie Rosse. Liu Xia non è l’unica missing. Si contano a decine le persone decise a manifestare la loro gioia sotto le finestre di casa Liu sparite all’improvviso dalla circolazione.
«Alcuni amici avevano organizzato una celebrazione nei pressi del Palazzo d'Estate - ha detto Teng Biao, avvocato di Pechino impegnato nella difesa dei diritti umani - e dalle 22 di venerdì non riesco a contattarli». Missing è anche Liu Shasha, un altro dei firmatari della Carta 08, cui aveva aderito il premio Nobel Liu Xiaobo. Confinato in casa è il noto avvocato con la passione per la difesa dei diritti umani, Pu Zhiqiang, che ha ricevuto l’ordine di non mettere il naso fuori dall’uscio. China Human Rights Defenders, un’associazione per i diritti umani basata a Hong Kong, ha citato altri 10 attivisti a Pechino e in altre città fermati o almeno minacciati dalla polizia dopo l'annuncio del Nobel. La stessa associazione cita informazioni non confermate secondo cui la polizia avrebbe fermato anche tre studenti che avevano alzato cartelloni a sostegno di Liu Xiaobo sulla piazza Tienanmen. Altri attivisti hanno cercato di contattare il dissidente Wang Lihong e circa altri 20 dissidenti arrestati mentre festeggiavano il Nobel. Tra loro risultano l’avvocato Zhao Changging e Liu Jingsheng, un dissidente che prese parte alle dimostrazioni del 1989 e che ha poi passato 8 anni in carcere. I telefoni di Wang, Changging e Liu Jingsheng sono spenti. Insomma, è come se il film della Storia si fosse messo a girare all’incontrario. Una sorta di Grande Balzo all’Indietro (per parafrasare quello «in avanti», costato milioni di vite umane, promosso dalla buonanima di Mao nel '58).