«In Cina è stato meraviglioso» Anche Lauda s’inchina a Schumi

nostro inviato a Shanghai
Non ama Todt, non ama neppure Schumacher. Per cui, se dice certe cose, vuol dire che ci crede, che le sente, che stavolta gli tocca per davvero glorificare l’uomo che ha quasi disintegrato il suo mito al volante del Cavallino, ridimensionandolo al rango di semplice ricordo di un grande pilota. Niki Lauda, 57 primavere, tre mondiali e la vita riacciuffata per un pelo dopo il rogo del Nürburgring, per anni ha rappresentato il nostalgico rimpianto della Rossa che volava e vinceva. Forse per questo, lui da sempre amico del presidente Montezemolo, ha poco gradito l’arrivo del kaiser delle piste in terra maranelliana. Aveva subito capito che presto sarebbe stato spodestato dal trono di mito ferrarista. Da qui, tutta una serie di atteggiamenti che hanno avuto come comune denominatore la non esaltazione di Michael Schumacher pilota. Bastava una sbavatura dell’enorme tedesco e l’ex campione austriaco ci si avventava sopra. Ora non più. È come se Niki, che ebbe il coraggio di lasciare la Ferrari non tra baci e abbracci, bensì sbattendo la porta in faccia al Drake dopo aver vinto il secondo titolo, che si ritirò dalla F1 e poi tornò e poi vinse un altro mondiale e poi si ritirò definitivamente, è come se oggi rispettasse di più Schumi proprio perché ha saputo fare come lui: lasciare da vincente.
Niki s’inchina. «Come ha guidato Michael qui a Shanghai? In modo incredibile, meraviglioso. Certo, man mano che la pista si asciugava, le sue gomme miglioravano, però lui e il team sono stati perfetti», spiega infatti Lauda. «Spesso si è detto che Michael non fosse un fuoriclasse nei sorpassi, che ne facesse troppo pochi, invece qui si è scatenato – aggiunge l’austriaco -. Ho come la sensazione che da quando, a Monza, ha finalmente preso la decisione di lasciare la formula uno, la sua testa si sia liberata, sia ora sgombra da pensieri che non riguardavano le corse. Non a caso, lui riesce di nuovo a dare il meglio di sé. E, adesso, in pista è semplicemente meraviglioso». A confermare le parole di Lauda, quelle di monsieur Jean Todt. Parole non di stupore, quelle del capo ferrarista, bensì frutto della totale conoscenza dell’uomo Schumacher: «Meraviglioso, Michael è stato superbo. Ha deciso di chiudere con la F1 a fine stagione e lo farà da pilota straordinario qual è e con altre due gare straordinarie. Ne sono certo».
Suzuka la Schumi-pista. E proprio su questo ci si interroga ormai. L’ingordo tedesco lascerà qualcosa ad Alonso? Perché del trittico finale, Cina, Giappone (domenica prossima) e Brasile, proprio Shanghai era la gara no, la corsa potenzialmente in tasca al campione spagnolo. Le altre due, soprattutto Suzuka, sembrano fatte su misura per Michael. Sul circuito della Honda (dove si corre per l’ultima volta, nel 2007 il Gp si disputerà al Fuji, pista Toyota, oggi la presentazione dell’impianto, ndr), una delle piste più belle e difficili del mondiale, il campione tedesco ha vinto sei volte, conquistandoci due mondiali. Quello dello storico risveglio ferrarista dal letargo durato oltre venti anni, nel 2000, e quello del 2003. «Anche se non mi piacciono certi paragoni – si è lasciato sfuggire Michael – se non altro sono precedenti importanti». A San Paolo, Schumacher ha invece trionfato quattro volte. Su entrambe le piste, invece, il campione del mondo in carica non ha mai vinto. Dalla parte di Fernando, solo la festa mondiale dello scorso anno, quando concludendo terzo dietro a Montoya e Raikkonen, conquistò il titolo. In momenti no come questo, può anche bastare.