La Cina è in testa Per chi insegue un 2010 di sorprese

La paura è grande. Gli ordini nel mercato dell’auto in Italia a gennaio e nella prima decade di febbraio hanno segnato un calo del 50% rispetto al quarto trimestre 2009. Anche rispetto ai mesi orribili di un anno fa registriamo un segno negativo e quindi si sta andando verso un mercato totale, nel 2010, di 1,7 milioni di auto, massimo 1,8. Lo scorso anno, dopo il disastroso primo bimestre, che lasciava presagire un’annata all’insegna di una delle più pesanti flessioni di sempre, il mercato italiano grazie all’introduzione degli incentivi governativi alla rottamazione ha gradualmente ripreso fiato fino a chiudere con un calo generale limitato allo 0,17% per un totale di 2.158.010 unità. Il sostegno statale ha dunque salvato il settore. Ora, senza gli incentivi le prospettive sono ben diverse. A preoccupare l’intero comparto dell’automotive italiano è la bassissima quota di ordini raccolti: 125mila, cioè il 25% in meno di quelli già molto bassi raccolti nel primo mese del 2009, colpito dalle incertezze sul futuro degli incentivi.
La raccolta dei contratti del mese di gennaio (domani sono attesi i dati ufficiali di febbraio), storicamente ha sempre largamente superato le 200mila unità. Le immatricolazioni in gennaio hanno confermato la preponderanza delle vetture dei segmenti di ingresso (A e B) che hanno raccolto il 67% di tutte le immatricolazioni del mese, con forte preferenza per berline e monovolume piccoli. Le incertezze sulla decisione di acquisto di un’automobile si riflettono in buona misura sul mercato dell'usato che ha fatto registrare, lo scorso mese, 329.371 passaggi di proprietà, comprensivi delle minivolture (i trasferimenti temporanei al concessionario, in attesa della rivendita al cliente finale), in flessione del 10,8% rispetto alle 369.051 dello stesso mese di un anno fa.
Nel 2009 la produzione automobilistica mondiale ha registrato una flessione del 13,4% rispetto al bilancio precedente, per un totale di 61,2 milioni di veicoli.
La crisi economica che ha caratterizzato l’intera annata ha sconvolto la classifica per Paesi al vertice.
La Cina, come è noto, è diventata il principale produttore globale grazie a una crescita del 48,3%, a 13,7 milioni di esemplari, pari al 22,5% del totale.
Il Giappone, leader nel triennio precedente, scende di una posizione dopo aver perduto il 31,4% a 7,9 milioni di unità, ma conserva un netto vantaggio sugli Stati Uniti, terzi, e in calo del 34,3% a 5,6 milioni. Si confermano in quarta e quinta posizione la Germania (-13,8% a 5,2 milioni) e la Corea del Sud (3,5 milioni, quinto anno consecutivo nella «top five»). Scalano la classifica mercati emergenti come Brasile e India, ora rispettivamente al sesto e settimo posto con 3,1 e 2,6 milioni di vetture. Perdono terreno e completano la «top ten» produttiva la Spagna (2,1 milioni), la Francia (1,9 milioni) e il Messico, sceso a 1,56 milioni di esemplari. Nel 2010 assisteremo a nuovi passaggi di posizioni.