Al cinema arriva "Baywatch": corpi statuari e divertimento kitsch

Protagonisti attraenti e seminudi alle prese con una trama improbabile condita da gag puerili. Il revival in salsa trash è servito e strappa qualche risata

L'operazione nostalgia che tanto ha preso piede negli ultimi anni a Hollywood comincia a dare segni di cedimento: è notizia fresca il flop oltreoceano della pellicola "Baywatch", che esce oggi nelle nostre sale. Il film, pur pubblicizzato come un omaggio divertente e originale all'omonima serie cult degli anni '90, ha incassato appena 22 milioni nei primi tre giorni di programmazione negli States, a fronte di un costo di realizzazione di 70.

Ammesso che il programma tv avesse un suo fascino, "Baywatch" in versione lungometraggio lo richiama in chiave meramente parodistica. La sceneggiatura, debole e dall'intreccio ridicolo, si affida in buona parte a gag tra il demenziale e il volgare. La prima parte ha una qualche effervescenza e regala alcune risate ma, quando la trama vira verso il poliziesco, l'energia comica viene dissipata e il film perde slancio.

L'incipit è scanzonato e vede il caposquadra dei guardiaspiaggia, Mitch Buchannon (Dwayne Johnson), selezionare giovani reclute pronte a tutto pur di salvare i bagnanti dai pericoli della baia. A spuntarla tra tanti candidati sono il nuotatore olimpionico Matt Brody (Zac Efron), la volitiva Summer (Alexandra Daddario) e Ronnie (John Bass), ragazzo sovrappeso ma determinato. Si troveranno ben presto tutti coinvolti in un'indagine su un traffico di droga che sembra condurre a Victoria Leeds (Priyanka Chopra), la nuova proprietaria dell’esclusivo Huntley Club.

"Baywatch" non cerca mai di essere qualcosa di più di una commedia trash e nonsense con protagonisti intenti a mostrare la propria prorompente fisicità. La coppia maschile al centro della scena, composta da Johnson ed Efron, ha una buona alchimia comica e il film è scorrevole fino a quando gioca a rivisitare i riferimenti alla serie tv connotandoli in maniera demenziale. Ma quando i bagnini iniziano ad atteggiarsi da detective antidroga i problemi di sceneggiatura emergono inesorabili e iniziano cambiamenti di tono dalla repentinità disorientante, ossia un'alternanza di momenti in cui il film si prende sul serio e altri in cui torna fieramente parodistico.

Tra i difetti più evidenti della pellicola ci sono poi un pessimo uso della computer grafica e il ritmo troppo blando della parte finale, che non viene vivacizzata neanche dalla presenza dei due camei di David Hasselhoff e Pamela Anderson.

La trasposizione cinematografica di "Baywatch", in definitiva, ostenta con orgoglio il proprio cattivo gusto e propone idiozie divertenti e di una certa ricercatezza. A questi livelli, più che discettare circa la qualità del film, ha senso segnalare che sarà in grado di soddisfare chi, come forma d'intrattenimento, cerca scene dall'ironia sboccata.