Il cinema asiatico e l’altra metà del cielo

Anche una vetrina sulla sessualità vista dagli occhi delle donne registe nella rassegna ospitata alla Sala Troisi

Alessandra Miccinesi

La tigre asiatica ruggisce ancora. Una retrospettiva d’autore dedicata al cineasta Hou Hsiao-hsien, padre del capolavoro La città dolente (Leone d’oro a Venezia nell’89) il quale quest’anno ha presentato a Cannes Three times, e un focus in «rosa» per tastare il polso alla difficile condizione della donna nei paesi del sud-est asiatico, sono i capisaldi su cui poggia la terza edizione di Asian Film Festival. Una maratona dedicata al nuovo cinema d’oriente si svolgerà alla Sala Troisi da domani sera al 6 novembre.
Ogni anno sempre più presente nei principali circuiti festivalieri - da Cannes a Venezia, da Berlino a Locarno -, al di là dell’interesse di addetti ai lavori, il cinema orientale dimostra di saper dialogare col pubblico europeo dove registra un crescente tasso di gradimento rispetto al passato. Lo dimostra il successo di film come Ferro 3 e Old boy, firmate dai registi coreani Kim Ki-duk (autore anche de L’Arco) e Park Chan-wook, promossi al botteghino la scorsa stagione.
Nato nel 2002 col nome di Taiwan Film Festival, dopo aver allargato i confini ai prodotti cinematografici made in Cina, Singapore, Hong Kong, Corea del Sud, Cambogia, e Giappone, Asian Film Festival 2005 si prepara a rendere omaggio a un grande maestro del cinema taiwanese. Dopo Tsai-Ming-liang, apprezzato regista di Vive l'amour e Il buco, è la volta di Hou Hsiao-hsien autore di Millennium mambo, del quale saranno proiettati ben 10 titoli ad esclusione de La città dolente. «Portare a Roma Hou Hsiao-hsien, regista che non ha certo l’appeal di Tsai Ming-liang, ma resta comunque un genio, è stato molto complicato» spiega Antonio Termenini, direttore della manifestazione, ammettendo con un pizzico d’amarezza che «Three times, l’ultimo film del maestro taiwanese non sarà proiettato a Roma perché già opzionato dal festival di Torino».
La terza edizione di questa vetrina prevede, oltre alla retrospettiva e al focus, la sezione concorso forte di 16 lungometraggi. Tra i titoli che si contenderanno il premio per il miglior film, miglior regia, attore, attrice, e opera più originale, spiccano il thriller The president's last bang, dramma di un pugile raccontato in Crying fist (passato nella Quinzaine a Cannes 2005), il nipponico Who is Camus, anyway?, The world del regista cinese Jia Zhangke e Izo di Takashi Miike (applaudito a Venezia 2004). Tra le anteprime, da segnalare l'interessante Bittersweet life, noir elegante ricco di humour in uscita l’anno prossimo nel circuito Lucky Red, e Three... extremes (Medusa) film horror diviso per tre (i registi Takashi Miike, Fruit Chan Gor, e Park Chan-wook che firmano gli episodi Box, Dumplings, Cut), adrenalinico tuffo nella paura che dà seguito al film Three.
Grande attesa, infine, per «Focus on Asia» che prende in esame pellicole dirette da registe tailandesi, cinesi, indonesiane, giapponesi, coreane e filippine sul tema-tabù della sessualità femminile.
Tutti i film sono proiettati in lingua originale con sottotitoli in italiano. Costo del biglietto: 3 euro. Sala Troisi, via Induno, 1.