«Cinema, bar e discoteche per avere periferie più sicure»

L’assessore: «I Centri di aggregazione non piacciono ai giovani, meglio darli in gestione a locali che rendano vive le strade»

Chiara Campo

A Molino Dorino, il supermercato più grande del quartiere ha chiuso 5 anni fa. Da allora 750 famiglie fanno la spola fino al centro Bonola, due chilometri di strada che sono niente se ci si va in auto, ma costano una bella fatica agli anziani se prendono l’autobus e rientrano carichi di borse della spesa. In un caseggiato popolare in periferia, invece, ci sono padri che stanno alla finestra col cellulare in mano e sorvegliano le figlie da quando parcheggiano sotto casa finché non varcano la soglia, pronti a intervenire al minimo ritardo, «perché di episodi sgradevoli, purtroppo ce ne sono già stati diversi». Ma problemi e degrado non risparmiano piazza Duomo, «che al calar delle tenebre si trasforma, diventa terra di nessuno», e pure le vie intorno: «I turisti sentono parlare di Milano come il cuore pulsante del design e della moda, ma se arrivano dopo una cert’ora pensano di aver sbagliato città, in via della Spiga, Montenapoleone, Manzoni e in piazza Duomo è difficile trovare un bar aperto, e in una città con un centro storico conosciuto nel mondo, alle 20 i negozi sono già chiusi, c’è un silenzio che fa spavento». Flash che Ombretta Colli, assessore comunale alle Aree cittadine e ai Consigli di zona, ha raccolto nel suo primo viaggio tra le 9 circoscrizioni: racconti, proteste e suggerimenti dei residenti. «Ad accomunare tutte - afferma - è la richiesta di maggior sicurezza». La ricetta sta nel «far rivivere le periferie. Da Baggio a Molino Dorino, Quarto Oggiaro, Gallaratese abbiamo strade molto larghe dove non c’è nulla, non un locale, una ludoteca, un cinema, una discoteca. E ammettiamolo: i giovani non vanno ai Centri di aggregazione dove ci sono gli operatori del comune, non piacciono, meglio trasformarli in luoghi appetibili, divertenti, darli in gestione perché diventino discoteche, bar, scuole per diventare dj. Abbiamo diverse sedi comunali inutilizzate, meglio affittarle a prezzi economici o dare incentivi a chi apre un locale in periferia». Ma anche «incentivare la grande distribuzione laddove non c’è, come a Molino Dorino, perché il 25% dei milanesi ha più di 65 anni e dobbiamo aiutarli a trovare ciò che cercano vicino a casa. Compresi i servizi comunali, perché oggi le sedi decentrate sono insufficienti».
Per far rivivere le zone è indispensabile secondo la Colli «illuminare di più le strade», ma anche «sollecitare un maggior intervento delle forze dell’ordine». Nelle case popolari la gente «si trova a convivere con etnie diverse, e basta un episodio spiacevole perché la diffidenza si trasformi in paura». E «col governo che ragiona al motto “dentro tutti e voto a tutti”, non vorremmo trovarci di fronte a episodi come le banlieu parigine». Arginare subito gli eccessi è invece la regola Colli. «Ogni tanto - sostiene - bisogna rischiare di essere impopolari, non ascoltare quelli che accusano di razzismo chi ha il coraggio di sedare un fenomeno che rischia di degenerare e trasformare la città in un suk. Prendiamo il caso della stazione Centrale: nel weekend ci sono stranieri che arrostiscono salsicce, barbieri che tagliano i capelli in piazza a un euro. Bisogna fare controlli, multare, mettere in testa a queste persone che non si può fare tutto, esistono regole e vanno rispettate. Spesso su ciò che viene tassativamente proibito agli italiani si chiude un occhio con gli immigrati per evitare polemiche. È ora di finirla».
Tra le «missioni» dell’assessore c’è anche «lo svecchiamento dei servizi al cittadino, con personale formato professionalmente agli sportelli, capace di offrire grande collaborazione ai milanesi, che sono i nostri “datori di lavoro”».