Cinema censurato: novanta frustate all’attrice «ribelle» e 4 registi bloccati

Novanta frustate e un anno di carcere. È la pena comminata dalle autorità della Repubblica islamica all’attrice iraniana Marzieh Vafamehr (nella foto), colpevole di aver recitato in un film in cui si denunciano le difficoltà di espressione per gli artisti in Iran, pellicola che circolava illegalmente nel Paese dopo il no alle proiezione emesso dalle autorità. La Vafamehr era stata arrestata a luglio (poi rilasciata su cauzione) per la sua apparizione nel film «My Teheran for Sale» («La mia Teheran in vendita», molto criticato dagli ultraconservatori). Il film, prodotto in collaborazione con l’Australia, narra la storia di una giovane attrice di Teheran a cui le autorità vietano di lavorare in teatro e che è costretta a vivere in clandestinità per svolgere il suo mestiere.
Le notizie della lunga mano della censura del regime di Teheran sul cinema si estendono ben oltre l’Iran. E arrivano fino in Libano, dove è in corso il Festival del Cinema di Beirut. Qui il film «Io amo Teheran» è stato ritirato dalla produzione e il regista Sahand Samadian non è arrivato nella capitale libanese, dove avrebbe dovuto presentare il lavoro sulla condizione giovanile nel Paese (con molta probabilità gli è stato impedito di lasciare l’Iran). È lo stesso copione che era toccato il giorno precedente all’iraniano Nader Davoodi, che ha «osato» dedicare una pellicola alle aspettative degli iraniani nei giorni precedenti le presidenziali del 2009, culminate nella contestata rielezione di Ahmadinejad e nella repressione delle proteste. Ed è lo stesso copione al quale sono stati destinati altri due registi iraniani, Ebrahim Saidi e Babak Amini.