Cinema e tv,

Andrea Piersanti

Il governo di Prodi rischia di scivolare sulla comunicazione. Paradossalmente quello che è stato sempre uno dei motivi di orgoglio del centrosinistra rischia di diventare il primo vero tallone d’Achille della nuova maggioranza. A metter in fila i primi errori mediatici dei «prodini» c'è da rimanere stupefatti.
L'ultima, in ordine di tempo, è l'intervista concessa proprio dallo stesso Prodi nella quale definisce «folcloristiche e innocue» le attività politiche di due alleati ingombranti come Pdci e Rifondazione (poi smentita con imbarazzo da Palazzo Chigi).
Pensare che solo lo scorso fine settimana Prodi e il suo portavoce Silvio Sircana avevano riunito i neoministri per metterli in guardia dall'eccesso di esternazioni ai giornali. Un incontro incorniciato dalle mille interviste subito rilasciate ai giornalisti assiepati intorno al luogo di quello che, con un'ulteriore gaffe, era stato definito il primo «conclave» del centrosinistra. Un termine che è da sempre dedicato a definire ben altri tipi di incontri. Non a caso. È infatti proprio il rapporto con il mondo cattolico il terreno dove i prodini si sono già giocati una prima fetta di credibilità nella fretta di conquistare subito le prime pagine dei giornali.
Pacs, fecondazione assistita e chi più ne ha più ne metta: sono volati alti gli stracci nel cortile di Palazzo Chigi, con grande sconcerto Oltretevere.
Il nuovo governo è così. Ha cancellato, fin dal primo giorno, con una mano di bianco, il fondale della sala stampa di Palazzo Chigi, per comunicare meglio agli italiani la distanza con i predecessori. Nei primi giorni di governo, Ricky Levi, uno dei suoi tre consiglieri per la comunicazione (sono proprio tre, oltre a Levi, ci sono Rodolfo Brancoli e Sircana e, inoltre, litigano spesso come ha riferito Denise Pardo su L'Espresso), ha consigliato a Prodi di rinunciare all'aereo di Stato e di prendere un aereo di linea. Con scasso e disagi inenarrabili per i malcapitati compagni di viaggio del volo Alitalia e con grandi sberleffi sulle pagine caustiche di Dagospia.
Marcia indietro anche in questo caso e l'altro giorno da Ciampino, per la prima volta, «India 1002», l'aereo riservato al presidente del Consiglio, è decollato alla volta di Bologna.
I prodini sono così. Non hanno ancora sciolto il nodo del nuovo direttore generale della Rai, perché hanno troppi pretendenti al «trono», ma si sono già preoccupati di censurare l'attività giornalistica di Bruno Vespa negando la presenza del premier in trasmissione.
Chissà quanto tempo ci metteranno per accorgersi che mezzo governo ha già ampiamente usato il salotto di Vespa per fare politica e propaganda.
La comunicazione dei prodini insomma proprio non funziona e rischia di creare disagio anche in una delle roccaforti storiche del centrosinistra, il cinema. Il sito di Lillo Perri, esperto di comunicazione e pubblicità, ha analizzato lo scontro più che annunciato fra Veltroni e Rutelli. Il primo impegnatissimo a lanciare la Festa del cinema di Roma, il secondo costretto a difendere a suon di milioni l'antico e blasonato festival di Venezia. «Dopo cinque anni di centrodestra, il cinema aspettava con ansia il ritorno della sinistra cinefila – spiega Perri nel suo “indiscreto” -. Ma adesso l'inaspettato e inedito scontro di poteri “forti” all'interno del centrosinistra rischia di creare alchimie pericolose. Proprio nel momento in cui il cinema italiano richiede invece la massima attenzione da parte della pubblica amministrazione».