Cinema e videogame: le guerriere della bellezza sono alla sfida finale

Arriva Dead or Alive il gioco in cui affascinanti ragazze lottano per il potere

Eleonora Barbieri

da Milano

La combattente ha il viso d'angelo di Uma Thurman, ma l’animo della sposa vendicatrice e il controllo e la perfezione di un samurai: se le protagoniste sono le donne, anche la lotta può trasformarsi in un’arte, coniugata naturalmente al sensuale.
La musa di Tarantino, con la sua tuta gialla, le gambe lunghissime e flessuose, le mosse da felino e la spada sempre pronta all’uso è l'icona della lottatrice del terzo millennio: abile e forte e con il corpo di una dea. Così sono anche le altre protagoniste di Kill Bill, le avversarie che la Uma infuriata elimina una dopo l'altra quasi fossero burattini, tutte scelte dal capo come custodi della sua serenità, perché le guardie del corpo devono essere pronte a tutto, anche a rischiare la vita ma, se sono sexy, è meglio.
D'altronde la lotta è arte e, quindi, l'estetica vuole la sua parte: per questo i videogame si sono adattati, e un successo del genere «picchiaduro» come Dead or alive, che ora è stato presentato anche nella versione per l’XBox 360, ha come protagoniste ragazze bellissime, le cui curve sono adeguatamente esaltate da abiti delle dimensioni di un fazzoletto. Salgono sul ring in completini succinti, agguerrite e pronte a tutto pur di vincere: loro combattono, non sono a un concorso di bellezza. E gli spettatori (o i giocatori) gongolano.
Il mondo del virtuale aveva già dato vita un'altra eroina con la splendida Lara Croft, protagonista di Tomb Raider: canottiera aderentissima, armi in primo piano, treccia da guerriera, Lara ha mietuto vittime soprattutto fra il pubblico maschile, che si è lasciato facilmente sconfiggere dalle sue forme perfette. L'archeologia è diventata una passione così travolgente e contagiosa che, da videogioco, Tomb Raider è diventato un film, con Angelina Jolie nei panni della pericolosissima Lara.
Le combattenti non disdegnano anfibi pesantissimi, zaini e guanti di pelle, ma non possono fare a meno di pantaloncini cortissimi e magliettine microscopiche, allieve di una maestra che è comparsa in televisione una trentina di anni fa, la bellissima Lynda Carter, in arte Wonder woman. Lei, col costume patriottico che riproduce la bandiera americana e la fascia stellata sulla fronte, è capace di qualsiasi impresa; un po’ come altre tre signore, a lei contemporanee, che lavorano presso lo studio di un investigatore, la Charles Townsend Detective Agency: si chiamano Kate Jackson, Jaclyn Smith e Farrah Fawcett e danno vita a un mito, le Charlie's Angels.
Le detective tornano alla carica nel 2000, interpretate da Cameron Diaz, Drew Barrymore e Lucy Liu, un trio esplosivo che è in grado di risolvere anche il caso più intricato, a suon di botte, acrobazie e seduzione. Doti sfruttate anche da Sydney Bristow, la protagonista di Alias, serie televisiva così fortunata da rendere l'attrice Jennifer Garner una vera star; tanto che, una volta fuori dal set, le è riuscita un'impresa ancora più impossibile, mettere una fede al dito di Ben Affleck: in precedenza persino Gwyneth Paltrow e Jennifer Lopez avevano fallito.
Spinte forse da esempi così stimolanti, molte ragazze cominciano a dedicarsi al wrestling; e se lo spettacolo ha successo quando si scontrano due ammassi di muscoli dalle fattezze di un orco, figuriamoci quando a farlo sono delle pin up svestite: per questo Carmen Electra, abbandonati i panni della bagnina di Baywatch, ha pensato bene di ideare la Federazione delle giocatrici di wrestling nude, programma destinato a una tv americana a pagamento.
Le lottatrici conoscono anche la poesia, come la Million Dollar Baby Hilary Swank, dalla periferia al ring, in una storia che ha commosso il pubblico di tutto il mondo; o le antiche arti orientali, come le guerriere volanti de La tigre e il dragone: Michelle Yeoh, la buona, l'amica fedele dell'eroe Li Mu Bai e la giovane Ziyi Zhang, perfida e crudele. E, soprattutto, terribilmente incantevole.