Il cinema fa il pieno di premi però le sale restano vuote

Roma Se fuori il clima è cupo - le sale si svuotano (a maggio meno 17 per cento), i film di richiamo latitano - almeno nel romano Palazzo Valentini è tutto un via vai del migliore cinema italiano chiamato a raccolta, come ogni anno, dalla direttora di Ciak Piera Detassis per i premi promossi dalla più diffusa rivista di cinema mondadoriana. Per l’esattezza siamo nella sede della Provincia di Roma guidata dall’esponente del Pd Nicola Zingaretti che sul festival di cinema capitolino ha recentemente perso una battaglia (voleva la riconferma della stessa Detassis e sappiamo com’è andato a finire il braccio di ferro con Polverini e Alemanno: «The winner is» Marco Müller) ma forse non la guerra se sarà lui il prossimo sindaco di Roma.
L’importante è che si lavori per il bene del nostro cinema. E già il fatto di trovarci di fronte a un premio che nelle categorie principali viene votato da tremila lettori è un fatto positivo. Grande gioia quindi per Paolo Sorrentino che per This Must Be The Place riesce a conquistare il Ciak d’oro per il miglior film dopo la delusione ai David di Donatello. Stesso discorso per Ferzan Ozpetek ed Elio Germano, miglior regista e migliore attore per una non proprio esaltante Magnifica presenza. A chiudere il cerchio magico delle preferenze del pubblico c’è Valeria Golino, migliore attrice con La kryptonite nella borsa di Ivan Cotroneo. Per gli altri riconoscimenti è entrata in campo la giuria di cento giornalisti e critici che ha sottolineato il valore di tre film importanti come Il primo uomo di Gianni Amelio, Diaz di Daniele Vicari e Corpo celeste, celebrato esordio di Alice Rohrwacher, sorella d’arte dell’attrice Alba. Mentre la redazione di Ciak ha eletto Marco Giallini personaggio dell’anno per i ruoli in A.C.A.B. di Sollima e Posti in piedi in paradiso di Verdone. Importante anche la novità di quest’anno con il progetto «Film Factory Italia - Imparare il cinema», coordinato da Silvio Soldini, con la produzione di tre cortometraggi frutto del lavoro di dodici giovani registi.
Tutto bene quel che finisce bene? I sorrisi, i baci e gli abbracci della nostra troppo piccola industria del cinema nella cerimonia di premiazione condotta da Piera Detassis e Alessandra De Luca (sul palco è comparso anche il cinesindaco Veltroni) possono bastare a fermare i mal di pancia delle montagne russe dei biglietti venduti nelle sale? Un mese su, un mese giù (ma i primi cinque mesi del 2012 segnano un costante meno 13 per cento). E poi i nodi irrisolti: due titoli di nostra produzione in uscita il 15 e il 27 giugno (Paura dei Manetti Bros. e Qualche nuvola di Saverio Di Biagio) e poi più nulla fino a settembre mentre attualmente il film italiano più visto è Operazione vacanze avvistato alla posizione numero 18. Perché ci si riempie la bocca di allungamento della stagione contro il tradizionale «chiuso per ferie», ma poi il lavoro sporco tocca ai soliti americani (con Spider-Man, Biancaneve e Batman).
Per non parlare del bradisismo delle italiche uscite spostate sempre un po’ più in là. Con lo strano caso dei film presentati a Cannes, Io e te di Bernardo Bertolucci e Reality di Matteo Garrone, trionfatore al festival, che vedremo solo in autunno tanto che Paolo Mereghetti su Ciak non ha potuto non ironizzare sui due «rimandati a settembre». «In verità - spiega Giampaolo Letta, amministratore delegato di Medusa che distribuisce Io e te - il film di Bertolucci non era pronto per uscire in contemporanea con Cannes. Poi certo tutti siamo un po’ spaventati dalla scarsa affluenza nelle sale e questo periodo è sempre un’incognita».
Ma forse la colpa - se di colpa si può parlare - non è solo dei distributori. Lo fa capire Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema: «È normale che la decisione di ritardare l’uscita di Reality sia stata condivisa da noi con i produttori e con Matteo Garrone stesso. C’è un’esigenza, anche giusta, dei registi di avere una visibilità adeguata. Su tutto pesano anche i forti investimenti. Comunque per l’anno prossimo stiamo preparando una linea di film proprio per l’estate. Perché è sicuro che bisogna fare uno sforzo in più».