Il cinema francese incassa più dei nostri film

da Cannes

Nei primi quattro mesi del 2007 il cinema italiano è tornato di colpo gradito al pubblico italiano: ha fatto circa il 40 per cento degli incassi.
Mancano i capolavori, ma è sempre il cinema di genere a fare cassa. Mai sprofondato ai minimi economici di quello italiano in patria, il cinema francese in patria nello stesso periodo ha fatto anche meglio: circa il 50 per cento degli incassi. È un dato positivo che si unisce all'aver tratto dall'esportazione incassi maggiori di quelli nazionali nel 2005. Nel 2007 della morte di Jack Valenti, proconsole di Washington e Hollywood nel resto del mondo, Hollywood arretra, le cinematografie nazionali avanzano? Il fenomeno, almeno in Francia, s'era già manifestato lo scorso anno «quando nel complesso la produzione nazionale ha fatto lo stesso incasso di quella americana», mi dice Véronique Cayla, direttrice del Centre national de la cinématographie, dopo essere stata responsabile organizzativa del Festival di Cannes.
«Ciò riduce - aggiunge la Cayla - il pericolo di uniformità e aumenta il radicamento nella cultura locale, propizia al cinema d'autore. Accade anche nella Corea del Sud, dove il fenomeno si è manifestato nel 2007 con incassi dei film nazionali al 60 per cento». Non è solo questione di soldi, ma anche di princìpi e di leggi per applicarli. «C'è ovunque la tendenza - nota ancora la Cayla - a darsi una politica del cinema, sull'esempio francese fin dall'epoca di André Malraux ministro della Cultura. Accade ora anche in Germania, Polonia, Danimarca, Scandinavia. Di solito è ancora più una politica economica che artistica, ma è pur sempre un inizio».
Intanto all'Ue si discute di «cinema come arte e non solo come industria», onde disporre - prosegue la Cayla - di un fondo di cinquecento milioni di euro per il sostegno unitario a cinema e tv. Ma ne ha bisogno - sottolinea la Cayla - «soprattutto un cinema che rappresenti una cultura».